1,657 research outputs found

    Human respiratory epithelium: control of ciliary activity and techniques of investigation

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    In man, most of the upper airways and the tracheo-bronchial tree down to the non alveolar walls of the respiratory bronchioles are covered by ciliated epithelium. Mucociliary clearance is the most important clearing mechanism of the respiratory tract and is the result of beating cilia propelling the overlying secretions, carrying both trapped inhaled material and locally produced biological debris, toward the oropharynx. The rate of mucus transport is determined by the power produced by each cilium and the number of cilia in contact with the mucus. Both of these parameters are a function of ciliary beat frequency (CBF). This thesis deals with a technique for measuring CBF in vitro and how CBF is regulated in human respiratory cells. We measured CBF with a photometric technique and used a perfusional apparatus to observe changes in CBF in response to modifications of the extra- and intracellular microenvironments. We investigated the variability of CBF in human respiratory cells and assessed the reliability of a technique for storing ciliated cells at sub-zero temperatures, without affecting the basal CBF and the ciliary response to pharmacological stimulation. Our apparatus was tested in a study on the effect of Amiloride on ciliary activity, where we demonstrated a cilio-stimulatory action of the drug. The last two Chapters describe experiments on the role of cyclic AMP and calcium in regulating CBF in human respiratory epithelium. We assessed dose-response and time-response curves and used inhibitors of cyclic nucleotide- and calcium-dependent kinases to further clarify the intra-cellular pathways. The results indicate that in man, as in other species, both cyclic AMP and calcium regulate CBF

    I BBPR a Palermo tra innesti di modelli esogeni e influenze endogene

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    Se vi è qualcosa di profondamente e visceralmente connaturato alla stessa dimensione esistenziale della città di Palermo, sin dalle sue molteplici e stratificate origini fenicio-puniche, questo è certamente il concetto di ‘innesto’. Ed in analogia con l’innesto agrario, cioè con la pratica del far concrescere in una pianta esistente una parte di un altro vegetale, al fine di rafforzare il primo soggetto ma modificandolo verso un genere diverso da quello iniziale, l’intera storia millenaria della città potrà essere riguardata come il frutto di continui, ciclici introduzioni di modelli architettonici e urbani esogeni, declinati rispetto alle contingenze culturali autoctone dei diversi esempi fondativi e rifondativi dell’urbe. L’intero corpo fisico di Palermo può, pertanto, essere considerato come il risultato di diverse esperienze di inserzioni e di accostamenti operati, in ogni caso, con la consapevolezza che ogni nuova scrittura o riscrittura architettonica è stata nel contempo lettura interpretativa dell’esistente. Non a caso nei progetti esemplificativi della strategia dell’innesto - come le secentesche quinte architettoniche del Teatro del Sole (i quattro Canti di città) di Giulio Lasso, il Gymnasium dell’Orto Botanico di Léon Dufourny, la Casina dei Quattro Pizzi all’Arenella di Carlo Giachery, i giardini all’Inglese, le tipologie del Crescent e dello Square sperimentate da Giovan Battista Filippo Basile nel Cassaro e a piazza Marina e quella del boulevard utilizzata dallo stesso Giachery per la Real Strada Favorita (via Libertà), il Palazzo delle Poste di Angiolo Mazzoni, la sede Enel di Giuseppe e Alberto Samonà, e Giuseppina Marcialis, o lo ZEN del Gruppo Gregotti, Amoroso, Bisogni e Purini e certamente anche le opere palermitane dei BBPR- è riconoscibile la continuità di una intima dialettica tra autonomia ed eteronomia dei modelli architettonici e urbani utilizzati

    Palermo tra Ottocento e Novecento. La città entro le mura

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    Immagini fotografiche e attente ricostruzioni storiche fanno di questa pubblicazione un momento di conoscenza specifico della città tra la fine dell’Ottocento e i primi anni del Novecento. Queste immagini sono tratte dalla Collezione di Enrico Di Benedetto, conservata presso la Biblioteca Comunale di Palermo, costituita da oltre 30.000 illustrazioni di varia natura raccolte in sessantadue volumi. L’indagine conoscitiva compiuta sul vasto repertorio di fotografie ha per finalità la comprensione del valore fisico della città, penetrando nel significato espresso dagli spazi urbani rappresentati, secondo quanto risulta dalla decodificazione delle immagini che hanno il compito di fornirci un susseguirsi di indicazioni che ci restituiscono la forma della città sottolineando, oltre tutto, il valore, oggi, dell’architettura e più in generale della città del passato. La lettura è poi completata dall’introduzione della componente umana, al fine di correlare lo spazio urbano all’uso che ne hanno fatto i gruppi sociali esistenti in quel dato periodo storico, in modo da sottolineare la città come struttura spaziale che interagisce con i fenomeni sociali ed economici. Da qui l’esigenza di strutturare e sistemare il materiale fotografico per ambiti contestuali – Dentro le mura, Il Cassaro, La città e il mare – in cui le relazioni di corrispondenza e di dipendenza degli spazi architettonici tra essi o con gli usi, risultano sufficientemente indicative a definire l’immagine di Palermo tra la fine del diciannovesimo e l’inizio del ventesimo secolo. Questa seconda edizione, inoltre, è stata aggiornata e notevolmente ampliata con l’aggiunta di un nuovo capitolo dedicato al tema del Rinnovamento “borghese” della città tra riforme, sventramenti e restauri, arricchito da oltre 45 nuove immagini fotografiche che ritraggono, in maggior parte, il centro storico «prima che il piccone giacobino rendesse la città ed il suo territorio diversi e disarmonici»

    TRANSIZIONE DIGITALE E CONTINUITA' ANALOGICA

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    L'intervista è incentrata su quindici domande relative alle dinamiche del processo ideativo della progettazione architettonica in rapporto alla pratica del disegno manuale o digitale. In particolare si pone l'accento su un concetto di architettura segnato da una distanza siderale rispetto a coloro che vivono della infatuazione per il mondo dei software del disegno digitale e cercano di riprodurre nei propri edifici (in questo caso è difficile applicare il sostantivo qualificativo architettura) qualcosa che evochi le mutazioni di immagini che si formano sullo schermo di un computer. Distanza avvertibile anche rispetto ai nuovi profeti del BIM e a tutti quei innovativi metodi digitali atti alla generazione di forme e involucri di nuovo tipo per l’ambito architettonico (dei nostri tempi) e dove le forme generate sono il risultato, non dell’immaginazione dell’uomo, ma di sistemi elettronici che determinano la configurazione conclusiva. L’uso diffuso di diversi strumenti elettronici e informatici di supporto all’esercizio del mestiere dell’architetto cui nessuno può o intende sottrarsi non deve farci dimenticare come i relativi processi produttivi dovrebbero rimanere strutturalmente artigianali, almeno come atteggiamento ideologico e come punto di vista. In ogni caso il riferimento alla “manualità” introduce la riflessione sul rapporto tra i meccanismi propri del processo creativo e la estrinsecazione dello stesso in una espressione produttiva e compiuta. L’attività creativa per quanto possa essere razionalizzata, ossia resa “logica” (benché credo rimanga, almeno inizialmente, un processo poetico, ossia “analogico”), non nasce dal semplice mettere assieme dei dati ed elementi codificati, e pertanto non può essere affidata interamente alle regole di un sistema computerizzato. Almeno non subito

    A quantum particle in a box with moving walls

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    We analyze the non-relativistic problem of a quantum particle that bounces back and forth between two moving walls. We recast this problem into the equivalent one of a quantum particle in a fixed box whose dynamics is governed by an appropriate time-dependent Schroedinger operator.Comment: 12 pages, 0 figure

    Rapid soft lithography by bottom-up enhanced capillarity.

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    The growing demand for new solutions to pursue the trend of micro- and nanoelectronics predicted by Moore's law is stimulating the development of new high-resolution, low-cost lithographies. Here we demonstrate that several bottom-up approaches can be used to increase the throughput of soft lithography by exploiting the enhanced hydrophilicity, the low viscosity, and the fragility of the employed materials. In particular, the customized functionalization of the involved surfaces to improve the wettability to polymer fluids and the dramatic decrease of the viscosity of polymer compounds as the temperature is increased, together with the good thermal stability of the functionalized surfaces, allow a faster filling of elastomeric channels, up to almost an order of magnitude with respect to conventional microfluidics
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