684 research outputs found

    Arcangelo Corelli and Friends: Kinships and Networks in the Papal States

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    Neither scholarship nor popular interest has neglected Arcangelo Corelli. His music is a favourite of many performers; references to his sonatas and concertos are ubiquitous across a wide spectrum of musicological literature. The rise of serious Corellian research on an international scale since the 1970s has given new breadth to several areas of enquiry, including sources, archival documents, reception and performance studies. And yet, despite the advances of modern Corellian scholarship, a number of historical and critical issues are still to be investigated. Especially important for our understanding of the Corelli phenomenon is to determine the nature of the original social and cultural conditions that made it possible. Recent writings have shown that posthumous interpretations of Corelli depended mainly on processes peculiar to 18th- rather than 17th-century musical cultures. This article reconsiders the wealth of evidence unearthed by historical research to pinpoint the geographical, political and economic locus of Corelli’s work. It argues that, notwithstanding his international success as a published composer and his later reputation as a standard-bearer for Italian music outside Italy, Corelli was in fact the product of a rather restricted though distinctive milieu in the Rome of his time. By sketching the specific events that led to Corelli’s extraordinary career as a specialized instrumentalist, the article shifts attention away from the composer’s position within vast schemes of music history and restores it instead to the original environment in which his musical activities took place

    Il principio contabile IAS 39: innovazioni per le imprese bancarie nei processi di valutazione e copertura degli strumenti finanziari

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    Negli ultimi anni il settore bancario ha dovuto affrontare due importanti mutamenti, particolarmente rilevanti sia dal punto di vista amministrativo che organizzativo. Il primo riguarda prevalentemente aspetti di natura contabile e si ricollega all’introduzione dei nuovi principi contabili internazionali, gli International Accounting Standards (IAS), entrati in vigore nel gennaio 2005. Il secondo, ricollegandosi invece alla materia delle disposizioni di vigilanza, riguarda i cambiamenti introdotti dal Comitato di Basilea attraverso il “Nuovo Accordo sul Capitale” (Basilea 2), la cui disciplina è entrata in vigore nel gennaio 2006. Col proposito di accogliere al meglio le variazioni previste, per le banche si è resa necessaria una preparazione assai strutturata, poiché le suddette variazioni hanno comportato l’implementazione di soluzioni di non poca complessità. In questa sede, ci si limita ad accennare i cambiamenti introdotti da Basilea 2, concentrandosi sugli aspetti relativi ai nuovi principi contabili internazionali, tenendo però sempre presente che le due “materie” spesso si incrociano, dando vita a confronti di estremo interesse ed attualità. Gli International Accounting Standards possono essere definiti come “princìpi contabili generalmente accettati”, che fissano in maniera autorevole e competente i criteri da considerare nella valutazione delle poste di bilancio. Nelle pagine che seguono, una prima parte introduttiva ripercorre l’evoluzione normativa in Europa e in Italia (che culmina con il Regolamento comunitario 1606/02, recepito a livello nazionale con il d.lgs. n. 38/2005), per descrivere ed analizzare l’attuale panorama contabile ed in particolare gli organismi che, in fase di redazione del bilancio, sono soggetti all’applicazione dei principi IAS. L’introduzione delle nuove regole contabili ha l’obiettivo di favorire la comparabilità dei bilanci, oltre che migliorare la qualità e la trasparenza dell’informazione finanziaria, per migliorare l’efficienza e l’integrazione del mercato unico dei capitali e ridurre il costo del capitale per le imprese. Per quanto riguarda le banche, l’obbligo di redigere il Bilancio Consolidato secondo gli IAS-IFRS, dal 2005 era esteso anche alle imprese non quotate, mentre dal 2006 tutti i bilanci dovevano essere conformi agli IAS. L’introduzione degli IAS non è solo un’innovazione normativa di indubbio rilievo, ma comporta anche un cambiamento nella visione della destinazione del bilancio, in quanto i principali destinatari diventano gli investitori in capitale di rischio, attuali e potenziali, che dalla lettura del bilancio devono essere in grado di cogliere i rischi e le capacità di rendimento del loro investimento. Con questa finalità, il principio della competenza prevale su quello della prudenza e l’ottica IAS permette di imputare all’esercizio componenti di reddito non realizzate e, a differenza delle vecchie direttive contabili, si prevede esplicitamente il principio della prevalenza della sostanza sulla forma. Il primo capitolo si concentra poi su quelle che sono le novità più rilevanti per le imprese bancarie: in generale, gli IAS prevedono circa 40 new standards, che hanno determinato un livello di impatto diverso, in ragione del perimetro di applicazione nell’ambito delle aziende finanziarie. Un primo aspetto riguarda il Reporting Istituzionale: l’applicazione dei principi IAS richiede un’elaborazione ed un’esposizione d’informazioni aggiuntive non previste in precedenza e che hanno diverse finalità; tra queste si evidenziano gli adempimenti obbligatori relativi a report (la cui redazione era facoltativa nell’ottica dei precedenti principi contabili nazionali: il Rendiconto finanziario a Flusso di Cassa), la predisposizione di nuove viste di reporting (il Segment Reporting) non utilizzate nell’ambito della redazione dei tradizionali Bilanci Civilistici ed infine la documentazione esaustiva dei criteri valutativi e l’esposizione delle informazioni in dettaglio sui dati e sui processi di valorizzazione delle poste di bilancio (informazioni aggiuntive da esporre in Nota Integrativa). Un altro importante cambiamento riguarda le Immobilizzazioni Materiali per le quali gli IAS hanno imposto l’utilizzo di coefficienti d’ammortamento e la durata utile dell’immobilizzazione, basati sulla reale vita utile del bene ed il conseguente abbandono dei criteri fiscali. Una particolare disciplina influenza il trattamento delle perdite durevoli di valore, applicabile con particolari accorgimenti anche alle Immobilizzazioni Immateriali, per le quali sono stati introdotti dei rigidi criteri in merito alla capitalizzazione. Le novità dello IAS più rilevanti per le imprese bancarie sono state però introdotte nell’ambito della valutazione degli Strumenti Finanziari (IAS 39), argomento principale del presente lavoro. Il secondo capitolo descrive le innovazioni e l’impatto che lo IAS 39 ha avuto sui bilanci delle imprese, con riferimento specifico a quelle bancarie. Rispetto alla disciplina precedente, la stessa definizione di strumento finanziario cambia con l’introduzione dei nuovi principi contabili internazionali, come si può evincere dalla lettura dello IAS 32, secondo il quale uno strumento finanziario è “qualsiasi contratto che dia origine ad un’attività finanziaria per un’entità e a una passività finanziaria o a uno strumento rappresentativo di capitale per un’altra impresa”. Lo IAS 39 introduce un più ampio numero di categorie di strumenti finanziari rispetto alla normativa contabile italiana. Non si fa più riferimento a due sole categorie (immobilizzazioni finanziarie e attivo circolante), ma a quattro diverse categorie. Il singolo strumento finanziario è riclassificato sulla base della sua destinazione funzionale nell’ambito della gestione dell’impresa, finalizzata ad una differente valutazione in bilancio. In linea generale si prevede che le attività finanziarie siano valutate al fair value, a testimonianza di un netto orientamento al mercato dei nuovi principi internazionali. Il criterio di valutazione alternativo previsto è il costo ammortizzato, che trova però applicazione in via residuale e solo in presenza di strumenti finanziari con caratteristiche particolari. Le variazioni di fair value in taluni casi sono registrate nel conto economico, con la conseguente contabilizzazione di utili non realizzati ed una maggiore volatilità del risultato d’esercizio. I potenziali effetti della valutazione di fair value possono assumere un tale rilievo, che l’applicazione di tale criterio è ancora oggi dibattuta a livello europeo. Sono proprio gli scenari originatisi in seguito all’applicazione del criterio in questione, che hanno dato spunto alla stesura di questo lavoro: il trattamento contabile delle perdite di valore (impairment), la contabilizzazione separata del derivato implicito all’interno di strumenti complessi (embedded derivatives), la possibilità di valutare tutti gli strumenti al fair value in presenza di determinate condizioni (Fair Value Option). L’ultimo capitolo è dedicato infine, ad un aspetto dello IAS 39 di particolare interesse: la contabilizzazione e la gestione degli strumenti finanziari per la copertura dei rischi di natura finanziaria (Hedge Accounting). Le operazioni di copertura meritano infatti particolare attenzione, in quanto le relative regole di contabilizzazione prevedono delle eccezioni rispetto ai normali criteri di valutazione degli strumenti finanziari. Le disposizioni dello IAS 39 non hanno l’obiettivo esplicito di limitare l’utilizzo delle operazioni di copertura da parte delle imprese; di contro, l’insieme di regole previste in materia, estremamente rigorose e puntuali, possono nella pratica influenzare le scelte di risk management delle imprese. I dettagliati requisiti per l’applicazione della disciplina dell’hedge accounting, la necessità di documentare in maniera formale le relazioni di copertura, l’obbligo di superare specifici test di efficacia, sono probabilmente gli aspetti più innovativi in materia di gestione e contabilizzazione della copertura, a cui sono dedicati i paragrafi conclusivi, corredati da esempi numerici ed applicazioni pratiche, riprese dai modelli applicati dalle principali imprese bancarie italiane

    A Double-Jet System in the G31.41+0.31 Hot Molecular Core

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    This work presents a detailed study of the gas kinematics towards the "Hot Molecular Core" (HMC) G31.41+0.31 via multi-epoch VLBI observations of the H2O 22 GHz and CH3OH 6.7 GHz masers, and single-epoch VLBI of the OH 1.6 GHz masers. Water masers present a symmetric spatial distribution with respect to the HMC center, where two nearby (0.2" apart), compact, VLA sources (labeled "A" and "B") are previously detected. The spatial distribution of a first group of water masers, named "J1", is well fit with an elliptical profile, and the maser proper motions mainly diverge from the ellipse center, with average speed of 36 km s-1. These findings strongly suggest that the "J1" water maser group traces the heads of a young (dynamical time of 1.3 10^3 yr), powerful (momentum rate of ~0.2 M_sun yr-1 km s-1), collimated (semi-opening angle ~10 deg) jet emerging from a MYSO located close (within 0.15") to the VLA source "B". Most of the water features not belonging to "J1" present an elongated (about 2" in size), NE--SW oriented (PA = 70 deg), S-shape distribution, which we denote with the label "J2". The elongated distribution of the "J2" group and the direction of motion, approximately parallel to the direction of elongation, of most "J2" water masers suggests the presence of another collimated outflow, emitted from a MYSO near the VLA source "A". The orientation of the "J2" jet agrees well with that (PA = 68 deg) of the well-defined V_LSR gradient across the HMC revealed by previous interferometric, thermal line observations. Furthermore, the "J2" jet is powerful enough to sustain the large momentum rate, 0.3 M_sun yr-1 km s-1, estimated assuming that the V_LSR gradient represents a collimated outflow. These two facts lead us to favour the interpretation of the V_LSR gradient across the G31.41+0.31 HMC in terms of a compact and collimated outflow.Comment: 23 pages, 7 figures, accepted for publication in Astronomy & Astrophysic

    A 10-M⊙M_{\odot} YSO with a Keplerian disk and a nonthermal radio jet

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    We previously observed the star-forming region G16.59−-0.05 through interferometric observations of both thermal and maser lines, and identified a high-mass young stellar object (YSO) which is surrounded by an accretion disk and drives a nonthermal radio jet. We performed high-angular-resolution (beam FWHM ~0.15") 1.2-mm continuum and line observations towards G16.59−-0.05 with the Atacama Large Millimeter Array (ALMA). The main dust clump, with size ~104^4 au, is resolved into four relatively compact (diameter ~2000 au) millimeter (mm) sources. The source harboring the high-mass YSO is the most prominent in molecular emission. By fitting the emission profiles of several unblended and optically thin transitions of CH3_3OCH3_3 and CH3_3OH, we derived gas temperatures inside the mm-sources in the range 42--131 K, and calculated masses of 1--5 M⊙M_{\odot}. A well-defined Local Standard of Rest velocity (Vlsr) gradient is detected in most of the high-density molecular tracers at the position of the high-mass YSO, pinpointed by compact 22-GHz free-free emission. This gradient is oriented along a direction forming a large (~70 degree) angle with the radio jet, traced by elongated 13-GHz continuum emission. The butterfly-like shapes of the P-V plots and the linear pattern of the emission peaks of the molecular lines at high velocity confirm that this Vlsr gradient is due to rotation of the gas in the disk surrounding the high-mass YSO. The disk radius is ~500 au, and the Vlsr distribution along the major axis of the disk is well reproduced by a Keplerian profile around a central mass of 10±\pm2 M⊙M_{\odot}. The position of the YSO is offset by >~ 0.1" from the axis of the radio jet and the dust emission peak. To explain this displacement we argue that the high-mass YSO could have moved from the center of the parental mm source owing to dynamical interaction with one or more companions.Comment: 16 pages, 12 figures, accepted by Astronomy & Astrophysics, Main Journa

    Improvement in Hemodynamic Responses to Metaboreflex Activation after One Year of Training in Spinal Cord Injured Humans

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    Spinal cord injured (SCI) individuals show an altered hemodynamic response to metaboreflex activation due to a reduced capacity to vasoconstrict the venous and arterial vessels below the level of the lesion. Exercise training was found to enhance circulating catecholamines and to improve cardiac preload and venous tone in response to exercise in SCI subjects. Therefore, training would result in enhanced diastolic function and capacity to vasoconstrict circulation. The aim of this study was to test the hypothesis that one year of training improves hemodynamic response to metaboreflex activation in these subjects. Nine SCI individuals were enrolled and underwent a metaboreflex activation test at the beginning of the study (T0) and after one year of training (T1). Hemodynamics were assessed by impedance cardiography and echocardiography at both T0 and T1. Results show that there was an increment in cardiac output response due to metaboreflex activity at T1 as compared to T0 (545.4 ¹ 683.9 mL ¡ min(-1) versus 220.5 ¹ 745.4 mL ¡ min(-1), P < 0.05). Moreover, ventricular filling rate response was higher at T1 than at T0. Similarly, end-diastolic volume response was increased after training. We concluded that a period of training can successfully improve hemodynamic response to muscle metaboreflex activation in SCI subjects

    Mitochondrial DNA reveals genetic structuring of <i>Pinna nobilis</i> across the Mediterranean Sea

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    Pinna nobilis is the largest endemic Mediterranean marine bivalve. During past centuries, various human activities have promoted the regression of its populations. As a consequence of stringent standards of protection, demographic expansions are currently reported in many sites. The aim of this study was to provide the first large broad-scale insight into the genetic variability of P. nobilis in the area that encompasses the western Mediterranean, Ionian Sea, and Adriatic Sea marine ecoregions. To accomplish this objective twenty-five populations from this area were surveyed using two mitochondrial DNA markers (COI and 16S). Our dataset was then merged with those obtained in other studies for the Aegean and Tunisian populations (eastern Mediterranean), and statistical analyses (Bayesian model-based clustering, median-joining network, AMOVA, mismatch distribution, Tajima’s and Fu’s neutrality tests and Bayesian skyline plots) were performed. The results revealed genetic divergence among three distinguishable areas: (1) western Mediterranean and Ionian Sea; (2) Adriatic Sea; and (3) Aegean Sea and Tunisian coastal areas. From a conservational point of view, populations from the three genetically divergent groups found may be considered as different management units

    Protostellar Outflows at the EarliesT Stages (POETS). III. H2O masers tracing disk-winds and jets near luminous YSOs

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    The goal of the Protostellar Outflows at the EarliesT Stages (POETS) survey is to image the disk-outflow interface on scales of 10-100 au in a statistically significant sample (36) of luminous young stellar objects (YSO), targeting both the molecular and ionized components of the outflows. The outflow kinematics is studied at milliarcsecond scales through VLBI observations of the 22 GHz water masers. We employed the JVLA at 6, 13, and 22 GHz in the A- and B-Array configurations to determine the spatial structure and the spectral index of the radio continuum emission. In about half of the targets, the water masers observed at separation <= 1000 au from the YSOs trace either or both of these kinematic structures: 1) a spatially elongated distribution oriented at close angle with the direction of collimation of the maser proper motions (PM), and 2) a linear LSR velocity (Vlsr) gradient across the YSO position. The kinematic structure (1) is readily interpreted in terms of a protostellar jet, as confirmed in some targets via the comparison with independent observations of the YSO jets, in thermal (continuum and line) emissions, reported in the literature. The kinematic structure (2) is interpreted in terms of a disk-wind (DW) seen almost edge-on on the basis of several pieces of evidence: first, it is invariably directed perpendicular to the YSO jet; second, it agrees in orientation and polarity with the Vlsr gradient in thermal emissions (when reported in the literature) identifying the YSO disk at scales of <= 1000~au; third, the PMs of the masers delineating the Vlsr gradients hint at flow motions at a speed of 10-20 km/s directed at large angles with the disk midplane. In the remaining targets, the maser PMs are not collimated but rather tend to align along two almost perpendicular directions, and could originate in DW-jet systems slightly inclined (<= 30 deg) with respect to edge-on.Comment: 61 pages (Main: 13 pages, Appendix: 48 pages), 18 figures (5 + 13), 28 tables (1 + 27), accepted for publication in section 6. Interstellar and circumstellar matter of A&

    Understanding Accretion Outbursts in Massive Protostars through Maser Imaging

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    The bright maser emission produced by several molecular species at centimeter to long millimeter wavelengths provides an essential tool for understanding the process of massive star formation. Unimpeded by the high dust optical depths that affect shorter wavelength observations, the high brightness temperature of these emission lines offers a way to resolve accretion and outflow motions down to scales below ∟\sim1 au in deeply embedded Galactic star-forming regions at kiloparsec distances. The recent identification of extraordinary accretion outbursts in two high-mass protostars, both of which were heralded by maser flares, has rapidly impacted the traditional view of massive protostellar evolution, leading to new hydrodynamic simulations that can produce such episodic outbursts. In order to understand how these massive protostars evolve in response to such events, larger, more sensitive ground-based centimeter wavelength interferometers are needed that can simultaneously image multiple maser species in the molecular gas along with faint continuum from the central ionized gas. Fiducial observations of a large sample of massive protostars will be essential in order to pinpoint the progenitors of future accretion outbursts, and to quantify the outburst-induced changes in their protostellar photospheres and outflow and accretion structures. Knowledge gained from these studies will have broader impact on the general topic of accretion onto massive objects.Comment: Science white paper submitted to the Astro2020 Decadal Survey. arXiv admin note: substantial text overlap with arXiv:1806.0698
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