4,635 research outputs found

    Post vaccinal temporary sensorineural hearing loss

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    In our systematic research we identified four studies concerning the onset of neurological adverse events following vaccination and two excluding this association. A 33-year-old Italian man, belonging to the Italian Army was hospitalized because he suffered from vertigo, nausea and sudden right hearing loss not classified (NDD), that set in 24 h after the administration of tetanus-diphtheria and meningococcal vaccines. Some neurological events arising after vaccination are very difficult to treat. In our case, the functional recovery on low and medium frequencies was possible about 6 months after the morbid event

    La storiografia nell’era dell’immagine

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    S tratta di una riflessione sul valore della storiografia, il cui fondamento sono le fonti d'archivio, ossia le testimonianze o si si preferisce le tracce scritte degli eventi passati, nel momento dell'esplosione delle nuove tecnologie comunicative che utilizzano soprattutto la tecnica delle immagini flash per aumentare l'impatto emotivo del messaggio

    La rivoluzione costituzionale di Gaetano Filangieri

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    Questo saggio mette in rilievo un aspetto particolare e finora non conosciuto dell'opera di Gaetano Filangieri. Questo aspetto concerne l'idea di fondo della Scienza della Legislazione che è interpretata nel quadro del processo di civilizzazione statuale. Quest'ultima nella concezione filangieriana non riguarda soltanto la costruzione dello stato, ma investe anche la storia e l'evoluzione delle mentalità sociali, la diffusione della fiducia come collante della socialitas e lo spirito delle istituzioni e della solidarietà. Filangieri immaginava un "costituzionalismo pedagogico" capace di erigere , attraverso un sapiente uso di ciò che egli chiama "le passioni conduttrici", delle strutture giuridico-culturali capaci di favorire la costituzione di un tessuto sociale in grado di rifondare ab imis fundamentis la realtà politica e sociale italiana e del regno di Napoli

    La Rivoluzione francese e il pensiero giuridico. L’idea del regno della legge

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    Jean Ray, La Rivoluzione francese e il pensiero giuridico. L’idea del regno della legge. La Rivoluzione francese, secondo una sintetica espressione di Jules Michelet, è «l’ascesa al trono della legge». Ma che cosa intende per «legge» la Rivoluzione? Qualche anno prima della data simbolica della presa della Bastiglia, Rousseau aveva affermato che «la definizione della legge era ancora da fare». Nell’Antico Regime, che ormai tramontava, la legge era un difficile e precario equilibrio pluritestuale che si espandeva senza limiti nel coacervo dei materiali giurisprudenziali. Ora, invece, diventava la chiara e netta espressione della Volontà generale. Fu dunque Rousseau a dare ai Costituenti e ai Convenzionali la teoria della legge che essi trasfusero nei testi legislativi e costituzionali rivoluzionari. Questo nuovo concetto di «legge» è indissolubilmente legato a due aspetti essenziali dell’ideale rivoluzionario, a loro volta connessi l’uno all’altro: la libertà e l’eguaglianza. La libertà è assicurata dal fatto che la legge proviene dagli stessi soggetti che essa governa ed è inscindibile dall’eguaglianza perché non si può essere ingiusti verso gli altri senza esserlo verso se stessi. In ragione degli stessi legami che la ricollegano alla libertà e all’uguaglianza, la legge è come il simbolo di tutta l’opera rivoluzionaria. L’idea della sovranità della legge ispirò tutto un imponente complesso d’istituzioni (tra cui il supremo Tribunale di Cassazione) destinate a formare la struttura portante del nuovo diritto fino ai giorni nostri. Tuttavia, la traduzione del principio nella pratica fu più problematica del previsto. Emerse ben presto la difficoltà di applicazione della legge senza la mediazione di strumenti regolamentari di attuazione, i quali però, provenendo da un potere alternativo all’organo legislativo, il governo, spesso divergono quando non contraddicono la legge. Si aprì allora una ulteriore fase nella quale il principio della sovranità della legge risultò sempre più attenuato fino talvolta a diluirsi di nuovo nelle pastoie della tecnica giuridica. Abbiamo così compreso che l’idea illuministico-rivoluzionaria della semplificazione del diritto cozza contro resistenze che attengono spesso alla natura delle cose. Una certa complessità della legge, e di conseguenza il suo carattere più o meno misterioso per i cittadini, è inevitabile. Eppure è assolutamente necessario che vi sia una tensione verso il superamento di questa complessità e di questa opacità. Questa è la lezione della Rivoluzione che deve permanere. The French Revolution, according to a concise expression of Jules Michelet, is "the ascending to the throne by the law." But what does the Revolution mean by "law"? A few years before the symbolic date of the fall of the Bastille, Rousseau said that "the definition of the law is yet to be done." During the ancien régime, the law was a difficult and precarious balance which spanned across the accumulation of legal materials. Now it became the expression of the General Will. Rousseau, therefore, gave the Constituents the theory of law that they transfused in revolutionaries legislative and constitutional texts. This new concept of "law" is inextricably linked to two essential aspects of the revolutionary ideal, connected to each other: freedom and equality. Freedom is ensured by the fact that the law comes from the same subjects that it governs and is inseparable from equality because one can not be unfair to the other without being to oneself. Because of the same bonds that link it to freedom and equality, the law is like the symbol of all the revolutionary work. The idea of sovereignty of the law inspired an impressive complex of institutions (including the Supreme Court of Cassation) intended to form the backbone of the new law up to the present. However, the translation of the principle in practice was more problematic than expected. Soon emerged the difficulty of law enforcement without the mediation of regulatory tools for implementation, which, however, coming from an alternative power to the legislature, the government, often diverge from (if not contradict) the law. Then a further phase began in which the principle of sovereignty of the law became more and more attenuated until fading out again in the fetters of legal technique. We thus understand that the idea of the Revolution/Enlightenment simplification of law clashes with resistances that often relate to the nature of things. A certain complexity of the law, and therefore its character more or less mysterious to the citizens, is inevitable. Yet it is absolutely necessary that there be a tension toward overcoming this complexity and this opacity. This is the lesson of the Revolution, which should remain

    Il senso politico e istituzionale della laicità

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    La laicità non è un attributo dello Stato moderno, ma è il suo elemento costitutivo. Questo saggio sviluppa un discorso fondato sulla ricerca di J.R. Strayer che lo precede sulle pagine della rivista e del quale si è proposta la traduzione italiana. questo lavoro del grande storico americano era finora inedito nella nostra lingua e risulta scarsamente utilizzato e citato nella storiografia peninsulare che è stata molto disattenta al legame strutturale tra lo Stato moderno e la laicità. L'acuta ricostruzione di Strayer stimola lo sviluppo di osservazioni concernenti il ripensamento delle categorie politologiche e giuridiche che si ritengono costitutive ed essenziali alla formazione dello Stato e della statualità (o civilizzazione socioistituzionale). La tesi di fondo che questo saggio propone è basata sull'idea che non è la laicità che è nata dallo Stato ma è lo Stato che è nato dalla laicità e dal processo di secolarizzazione che vi è connesso

    La contribution de Jean Barbeyrac au renouvellement du droit européen

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    Il saggio esamina la posizione teorica di Jean Barbeyrac interpretandola come una delle svolte più innovative del diritto moderno. Il grande giurista francese che migrò in Svizzera divenendo rettore dell'università di Lausanne per poi andare a finire i suoi giorni in Olanda a Groeningen, senza mai poter rientrare in Francia, fu traduttore di Pufendorf e di Grozio (e questa stessa successione cronologicamente invertita ha un significato di politica culturale sul quale il saggio fa luce). Dal commento a questi due grandi teorici del diritto precedenti, Barbeyrac sviluppò la convinzione che fosse giunto il momento di dare uno scossone alla scienza giuridica del suo tempo secolarizzandone le radici e indirizzandola decisamente verso una certezza che non fosse più affidata alla sola perizia del magistrato interprete-inventore, ma a strumenti ben più cogenti e controllabili. Da questo punto di vista Barbeyrac fu tra i giuristi europei che maggiormente contribuirono a indirizzarla verso l'illuminismo e quella che nelle mani di Rousseau diventerà la "democrazia giuridica"

    La manutenzione delle norme nell'Antico Regime. Ragioni pratiche e teorie giuspolitiche nelle società pre-rivoluzionarie

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    How can the idea that inspired the very meaning of the law, its raison d'être, namely the stability and certainty of rules, be reconciled with the opposite idea of continuous change inherent in the ‘maintenance’ of the legal system? To address this question is to enter in the right perspective to understand how the leaders of the legal, political and institutional life of the Ancien Regime faced the crucial issue of the maintenance of laws. In that world, which seems so far away from the mindset of our contemporary legal positivists and our own, and of which nevertheless we are direct heirs, the fundamental value consisted in the immutability of the ordo juris because it was considered an expression of the Veritas and the Divina voluntas, which, of course, could not change. The evolution of the legal system could not be achieved through the practice of reform, so it must have gone through other channels. Which ones? The present essay identifies and discusses some of the major, focusing in particular on the interpretation made by the judiciary. The conclusion is that in the Ancien Regime there was an “occult maintenance” used by the judicial institutions as an arcane instrument of the political government of the lawyers, through which the jurisdictio was converted into political sovereignty. The proof is, on one hand, the frequent appeal to the reiteration (seemingly meaningless) of laws, on the other hand the fact that to the instrument of the repeal of obsolete rules the legal establishment much preferred that of disuse, which offered to the interprets margins of manoeuver incomparably larger. The revolutionary breakthrough intervened precisely to allow the transition from the judicial maintenance to the legislative maintenance, believing that it would serve to eliminate the patriarchal mediation of the judiciary and assert the primacy of political accountability in the rational, ordered, and controlled management of the legal system
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