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    Scotus, Durandus et Nominales. Prescienza e natura dei demoni nell'Exercitium academicum circa praescientia daemonum expendendam occupatum

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    L’Exercitium academicum circa praescientiam daemonum (1666), pubblicato nella riformata Jena, tematizza una questione dibattuta nella Scolastica fra XIII e XIV secolo ma le cui radici risalgono ad Agostino d'Ippona, cui si deve il primo testo sull'argomento: la prescienza dei demoni. L'analisi segue la traccia del De divinatione daemonum agostiniano, mentre appare critica nei confronti delle posizioni di Tommaso d'Aquino e dei tomisti. Ad esse, in particolare riguardo alla natura delle facoltà intellettive demoniche, egli contrappone Giovanni Duns Scoto, Durando di san Porziano e non meglio specificati nominales, accomunati in un indistinto riferimento alla teoria delle species. Ciò non toglie che il testo segua poi Tommaso nell'articolazione delle forme di prescienza dei demoni e nella definizione di questa come conoscenza congetturale. Scopo del nostro intervento sarà infatti mostrare, attraverso l'analisi che per la prima volta sarà condotta sul testo, lo spaccato di una comunità conversazionale nella quale le linee di forza e le distinzioni che animano il dibattito si mostrano autonome rispetto alle posizioni storiche di cattolici e riformati. Nell’Exercitium, Duns Scoto è contrapposto ai tomisti e, con Agostino e Durando di san Porziano – che costituisce una fonte comune del dibattito secentesco insieme a Bonaventura, Aureolo, Suarez, Vazquez, Gregorio di Valencia, e in tale veste sarà ripreso di lì a poco da Leibniz -, è cooptato tra gli autori a sostegno della sua tesi. Lungi dall'essere un esercizio di eclettismo o la stanca ripetizione di formule scolastiche, lo scritto getta luce su un dibattito universitario nel quale le fonti sono usate non come auctoritates ma quale repertorio di teorie da smontare e rimontare; ad esse l’Exercitium attinge per soluzioni che si definiscono in relazione a finalità filosofiche o dottrinali, ma non politiche né confessionali

    Testo Alice

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    Guazzabugli, rabberciamenti e interpretazioni. Perch\ue9 abbiamo cos\uec bisogno del medioevo?

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    In questo saggio ci si propone di riprendere le categorie di uso e interoretazione studiate a lungo da Umberto Eco, applicandole, oggi, all'oggetto storiografico "modello" medioevo. Come in uno specchio, lo streotipo si rovescia e cambia di segno, mostrando come a volte i medievalismi producano distorsioni ed estensioni che, se ricercate come tali, possono aprire scorci inediti sulla quella civilt\ue0 nonch\ue9 sui nostri modi, non neutri, di registrarne storicamente le tracce - producendo cos\uec un oggetto sociale convenzionalmete definito medioevo. Dalle differenze - non solo temporali ma anche disciplinari, interpretative e metodologiche, dell'uso del termine, esce una serie convenzionale e pattizia di interpretazioni utili a fissare una linea di resistenza realista - ancorech\ue9 storiografica - utile non a definire ci\uf2 che il medioevo fu ma quantomeno - grazie alla azione storica e reazione di iscrivere, registrare e cancellare - di separare dalle nostre pratiche di lettura e dai nostri schemi concettuali, ci\uf2 che non furono i secoli medioevali

    Mariateresa Fumagalli Beonio Brocchieri, Roberto LImonta: Volando sul mondo

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    In Volando sul mondo, Mariateresa Fumagalli Beonio Brocchieri e Roberto Limonta presentano, oltre a due saggi dedicati alla lettura dei principalitemi dell\u2019immaginario opiciniano e a un\u2019accurata ricostruzione del contesto storico e intellettuale del tempo, la prima traduzione italiana dell\u2019autobiografia che Opicino aveva compilato in forma di canestro, e la ricostruzione completa di un disegno tratto dal Codice Vaticano 6435, utile a entrare nel peculiare pensiero e nella pratica di lettura "per visionem" del chierico pavese.Appartenuto a un\u2019epoca di grandi cambiamenti \u2013 i fecondi trattati commerciali e i nuovi impulsi registrati nel settore economico e politico, la Cativit\ue0 avignonese, il nuovo ruolo assunto dalle citt\ue0 e i nuovi rapporti tra potere temporale e potere spirituale, l\u2019affermarsi definitivo del potere intellettuale e del ruolo politico delle Universit\ue0, e il consolidato riconoscimento professionale dei magistri \u2013 Opicino dipinge gli sconvolgimenti di questi anni da una prospettiva sempre differente rispetto a qualsiasi tesi, oggi come allora, che veda il predominio di una storia e di una storiografia istituzionali

    Il tempo e la misura dell’eternità. Tommaso d’Aquino tra uso e interpretazione del realismo

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    Through an analysis of Divine science of Contingency, Time and Necessity, this article aims to show two interpretations of Thomas Aquinas’ realism. The first one is based on a strong realistic and metaphysical conception; the other, on a more mediated and soft realism. These two interpretations are difficult to reconcile, since they are based on different assumptions and principles. It will be shown how the metaphysical reading of eternity as extra-temporality is based and, in turn, has leaded to a ideological interpretation that a philosophical investigation must reveal. Metaphysical reading, in fact, is based on an eternalism timelessness produced by analogical projection of human categories; in this context, eternalist reconstruction seems to coexist with the contingent, temporal and indeterminate knowledge of man, although the freedom thus obtained appears confined within the limits of the cognitive and temporal modes proper to the human intellect. But in this coherence an overinterpretative vulnus emerges. It consists in an unwarranted use of divine science, which is sometimes presented as the demonstratum placed to guarantee the freedom of creatures and sometimes as the demonstrandum to which, through an analogical extension of human cognitive modes, the realism of Thomas Aquinas’ argument aims
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