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    L’arabesco dei consumi e l’infernale mondo della merce. Note a margine di due saggi di Gianluca Cuozzo

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    Il dipinto Luilekkerland (1567) del pittore fiammingo Pieter Bruegel, citato da Gianluca Cuozzo nel volumetto Gioco d’azzardo. La società dello spreco e i suoi miti, potrebbe rappresentare icasticamente la sazietà faustiana dell’uomo occidentale. L’asse del quadro di Bruegel ù l’albero della Cuccagna, attorno a cui sono collocati tre personaggi mollemente adagiati e con la testa posta in prossimità del tronco; l’intera scena dipinta si dispone in modo ordinato ma dinamico intorno a questo cardine centrale. È possibile considerare l’opera come una moderna parodia della costituzione tradizionale del cosmo? Al posto dell’albero cosmico, l’asse del mondo che tutto regge, qui si erge l’albero della Cuccagna, fonte inesauribile di leccornie, origine dei prodotti che saturano il nostro universo reale e immaginario: le merci. Per raggiungere i “frutti d’oro” e le “foglie miracolose” del sacro albero cosmico l’uomo deve superare una “prova iniziatica di tipo eroico” e per arrivare a Luilekkerland ù necessario scavare una galleria in una montagna di farinata di grano saraceno − così come l’uomo di oggi, per adeguarsi al flusso delle merci, per conformarsi ai prodotti, per trasformarsi in immagine tra le immagini, deve quasi trascendere se stesso, darsi al vorticoso divenire dei prodotti; deve dimenticare il mondo senza tuttavia poter aspirare alla quiete regale di un centro. Il ‘polo’, infatti, il frutto dei frutti − la perfezione delle merci, eterne nel loro divenire −, ù lontano e inattingibile

    Abisso e verticalitĂ  in William Hope Hodgson

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    The present essay examines William Hope Hodgson’s narrative produc- tion in connection with Giordano Bruno and Georges Bataille. His work prob- lematizes the concept of abyss – the locus of the undifferentiated and chaos – and the ensuing forces, which manifest both in the cosmos and, constantly, in human existence. What is more, William Hope Hodgson’s writing raises a reflection on nature and the functions of ‘vertical forms’, namely those constructions and arti- fices – among which is human form itself – which humankind employs to sound out, restrain, and translate the dark side of reality, which exists at once within and without the world and its inhabitants. As far as the explorations of the abyss and chaos are concerned, special attention is conferred to the difference between the The Night Land and the other novels written by Hope Hodgson

    Serge Latouche e Michel Maffesoli tra filosofia ed ecologia

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    The present paper focuses on three cases in which philosophy universali- zes ecological concepts, with specific reference to the work of Serge Latouche and Michel Maffesoli. Firstly, both authors advocate a shift in the anthropocentric paradigm toward an ideal of humankind in harmony with nature. Latouche’s human being rules on the environment in respect of limits, while Maffesoli wishes for a neopagan return to an integral reality. Secondly, while Latouche’s suggestion for a degrowth was prompted by the concrete situation of the countries of the world’s South, Maffesoli makes the South the metaphysical pole of his neopagan and post-modern conception. Thirdly, for both authors the exceptionality of catastrophe is a key factor in reconfiguring the relationship between humankind and the world. While Latouche considers catastrophe as a way to bypass westernization, Maffesoli conceives of catastrophe as a turning point in the development of a panic and holistic reality
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