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    Sulla nuova edizione del «Giornale di guerra e di prigionia», «Il castello di Udine» e altre questioni gaddiane

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    Il saggio prende in esame la recente edizione del Giornale di guerra e di prigionia di Carlo Emilio Gadda (Adelphi 2023), a cura di Paola Italia, mettendone in luce le novità e le differenze rispetto al testo critico procurato da Dante Isella (Garzanti 1992). I quaderni riemersi nel 2019, redatti da Gadda nel novembre-dicembre 1918 durante la prigionia a Celle Lager, rivelano dati cruciali sul suo rapporto conflittuale con Ugo Betti e sulle connessioni tra il Giornale e le prose belliche del Castello di Udine (Edizioni di Solaria 1934).   Delving Into the New Edition of Carlo Emilio Gadda’s “Giornale di guerra e di prigionia”and its Relation to “Il castello di Udine” and Other Works The essay examines the latest edition of Carlo Emilio Gadda’s Giornale di guerra e di prigionia (Adelphi 2023), edited by Paola Italia, highlighting its innovations and differences compared to the critical text provided by Dante Isella (Garzanti 1992). The notebooks, unearthed in 2019 and penned by Gadda during his imprisonment in Celle Lager in November-December 1918, unveil crucial insights into his conflicted relationship with Ugo Betti and the interrelations between the Giornale and the war-related prose later collected in Il castello di Udine (Edizioni di Solaria 1934)

    The Italian reception of Miguel de Unamuno, between criticism and translations

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    Este artículo se propone considerar la continuidad de la presencia de la obra de Miguel de Unamuno en el panorama cultural italiano, desde la aparición de las primeras traducciones y reseñas sobre él hasta nuestros días, para investigar si se puede identificar una evolución de las tendencias interpretativas alrededor de su obra. Debido al carácter heterogéneo de los estudios italianos sobre el autor vasco, se ha adoptado un enfoque principalmente cronológico, para poder considerar, década tras década, qué sintonías pueden haberse establecido o qué tipo de operaciones culturales pueden haberse llevado a cabo. Dividimos nuestra reconstrucción en tres etapas: (1) desde 1901 hasta la muerte de Unamuno, en 1936, período en el que podemos apreciar una casi monolítica apreciación de su figura; (2) desde los años cuarenta hasta la década de los ochenta, fase caracterizada por un inicial reposo crítico y por la mayor posibilidad de contextualización histórico-literaria del conjunto de su obra, gracias también a la institucionalización académica del hispanismo italiano; (3) desde los noventa hasta nuestros días, años en los que la recepción crítica de Unamuno ha sido marcada por una copiosa cantidad de estudios y traducciones que confirman la longue durée de la presencia del autor vasco en las filas de los grandes escritores extranjeros.The aim of this article is to consider the continuity of the presence of the work of Miguel de Unamuno in the Italian cultural system, from the appearance of the first translations and articles on him until today, to investigate whether it is possible to reconstruct an evolution of the interpretive tendencies. Due to the heterogeneous nature of the Italian contributions on the Basque author, a mainly chronological approach has been adopted to consider, decade after decade, what convergences may have been established or what kind of cultural operations may have been carried out. We divide our reconstruction into three stages: (1) from 1901 until Unamuno’s death in 1936, a period in which we can appreciate an almost monolithic appreciation of his figure; (2) from the 1940s to the 1980s, a phase characterized by an initial critical rest and by the greater possibility of historical-literary contextualization of his work as a whole, thanks also to the academic institutionalization of Italian Hispanism; (3) from the 90s to the present day, years in which Unamuno’s critical reception has been marked by a copious amount of studies and translations that confirm the longue durée of the author’s presence in the ranks of the great foreign writers

    Con gli occhi di D’Annunzio e Berenson: i viaggi paralleli di Anne MacDonell e Carlo Placci nell’Italia di mezzo

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    All'inizio del Novecento l'Abruzzo fu la meta di due viaggi paralleli, ma del tutto diversi: uno fu compiuto da Anne MacDonell, scrittrice e traduttrice inglese di vaglia, l'altro coinvolse Carlo Placci, mondano intellettuale e giornalista di fama internazionale. Entrambi lasciarono memoria scritta di quelle esperienze: la prima con un dettagliato resoconto odeporico pubblicato come volume illustrato nel 1908, il secondo con un ben più breve racconto che apparve inizialmente su «Il Marzocco» l’8 luglio 1906 e fu poi incluso due anni dopo nella raccolta In Automobile (1908). Partendo dai punti in comune tra l’autrice e lo scrittore – cronologia e luoghi descritti, contesto e riferimenti culturali a loro disposizione – il contributo intende offrire una prima riflessione su come gli evidenti fattori di diversità tra MacDonell e Placci abbiano influenzato i rispettivi racconti.At the beginning of the 20th century, Abruzzo was the destination of two parallel, but completely different journeys: one was undertaken by Anne MacDonell, an English writer and translator of considerable talent, the other involved Carlo Placci, an eminent intellectual and journalist. Both left written memories of their experiences: MacDonell in a detailed periegetic account published as an illustrated volume in 1908, Placci in a much shorter story that first appeared in «Il Marzocco» on 8th July, 1906 and was then included in the collection In Automobile (1908). Starting from the similarities between the two authors – time frame, places described, context and cultural references of the two writers – the contribution intends to offer a reflection on how the differences between MacDonell and Placci influenced their respective narratives

    La traduzione a più dimensioni: Poesie di Neruda, tradotte da Salvatore Quasimodo, illustrate da Renato Guttuso, pubblicate da Giulio Einaudi nel 1952

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    Al centro della riflessione, l’edizione bilingue Poesie di Neruda pubblicata da Einaudi nel 1952 e la singolare cooperazione tra i due mediatori d’eccezione che se ne fecero carico: il poeta Salvatore Quasimodo e l’artista Renato Guttuso. Quasimodo sceglie le poesie e le traduce. Guttuso crea la serie dei disegni a china e carboncino riprodotti sia all’esterno del libro, sulla copertina, sia all’interno, tra i testi. Ciò permette di parlare di una traduzione a più dimensioni e di ricavare, dall’intreccio dei diversi apporti ideativo-compositivi forniti da tre grandi artisti del Novecento e un grande editore del Novecento, un esempio virtuoso di trasduzione editoriale (Doležel, 1986; 2002), ovverosia di trasferimento e trasformazione di un testo, in quanto oggetto semioticamente fertile, da un orizzonte culturale ad un altro.At the center of the reflection, there is the bilingual edition Poesie di Neruda published by Einaudi in 1952 and the unique cooperation between the two exceptional mediators who took charge of it: the poet Salvatore Quasimodo and the artist Renato Guttuso. Quasimodo chose and translated the poems. Guttuso created the series of ink and charcoal drawings reproduced both on the outside of the book, on the cover, and on the inside, within the texts. This allows us to speak of a multi-dimensional translation and to obtain, from the intertwining of the different ideational-compositional contributions provided by three great twentieth-century artists and a great twentieth-century publisher, a virtuous example of editorial transduction (Doležel, 1986; 2002), that is, the transfer and transformation of a text as a semiotically fertile object, from one cultural horizon to another

    L’incanto dell’Oltre. Dalla Sacra Scrittura alla poesia religiosa di Carlo Betocchi

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    [Italiano]: ll saggio, amplissimo per estensione multidisciplinare, considera il tempo nella sua tridimensionalità (cronologica, cairotica e aionica e, in Betocchi, dinamica, continuata e statica) come forma e vita dello Spirito, ossia come “Incanto dell’Oltre”, ovvero come passaggio dall’ambiguo Disincanto di un soggetto agglutinante di un Ignoto divorante all’Itinerarium in Deum, alla ricerca di un Fondamento Altro, tra il Tempo della Storia e il desiderio dell’Eterno, sulle tracce di Abramo, e ci offre, nella poesia di Betocchi che si fa preghiera, una riflessione teologica sulla creazione, tra fabula e intreccio narrativo, nella dimensione lineare di un tempo teleologico finalmente ritrovato./[English]: The essay, a wide-ranging one due to its multidisciplinary nature, focuses on time in its triple dimension (chronological, kairotic, aionic and, in Betocchi, dynamic, continuous, and static) as shape and life of the Spirit, namely as “the enchantment of the Beyond”, a passage from the ambiguous disenchantment of an agglutinating subject of a devouring Unknown to the Itinerarium in Deum, searching for an Other Foundation, between the Time of History and the wish for the Eternal, in the steps of Abraham. As such, in Betocchi’s poetry as a prayer, it offers a theological reflection on creation, between fabula and narrative plot, within a linear dimension of a teleological time rediscovered at last

    «FU CHIAMATO ANALFABETO, COME QUASI NON HAVESSE IMPARATO NÈ PUR L’ALFABETO». Storia della parola analfabeta (o analfabeto) in italiano

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    Il saggio ripercorre la storia della parola "analfabeta", attestata agli inizi del XVII secolo nella variante originaria "analfabeto", affiancata e poi sostituita dalla forma anetimologica “analfabeta”. Il volume si concentra inizialmente sulla Prefazione di Giovanni Cinelli alla prima edizione del "Malmantile racquistato" (1676) di Lorenzo Lippi, che rappresenta un vero e proprio fantasma lessicografico, giacché l'opera «fu nota a molti, ma veduta da pochi» (Gamba 1812): così anche il suo contenuto, almeno finché l'abate Bonicelli non pubblicò nel 1807 alcune lettere in cui Antonio Magliabechi illustrava all'astronomo Geminiano Montanari la Prefazione di Cinelli. Viene poi ricostruita la storia delle prime attestazioni della voce, compresa la confusione tra Giustiniano e Giustino che caratterizza i primi contesti, fino alla sostituzione, nei repertori lessicografici ottocenteschi, di "analfabeto" con "analfabeta". Il saggio, infine, descrive alcune questioni cruciali legate all'estensione del diritto di voto agli analfabeti e alla lotta contro l'analfabetismo, a cui è legata l'affermazione, nella seconda metà dell'Ottocento, del derivato "analfabetismo". Il volume si conclude con un breve glossario delle voci citate e due schemi riassuntivi

    Appunti di notte e di mattina presto. 3 novembre 1966 – 10 aprile 1967

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    Nel diario intitolato Appunti di notte e di mattina presto, oltre ad affrontare i grandi temi della sua vita privata e pubblica, professionale e intellettuale, Marin definisce i nuclei essenziali della sua spiritualità che rifiuta ogni dogmatismo e ogni visione assiomatica e confessionale, affermando l’assoluta centralità della creatività individuale. L’originalità della persona si scontra continuamente con la pressione del conformismo sociale e con la tendenza al livellamento di istituzioni come la Chiesa Cattolica che ha ridotto la spiritualità a socialità, ossessionata dal dominio delle coscienze. Si tratta quindi di abbandonare mistificazioni e mitologie astratte trasformate in verità eterne, di riconoscere la “coincidenza tra materia e spirito” e la “tragica legge della metamorfosi”, che caratterizza l’esistenza: per Marin la vera salvezza deriva, infatti, soltanto dal “patimento della vertigine”; la moralità è la continua ricostruzione di un’armonia sempre precaria
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