646 research outputs found

    The Master School in Yachts and Cruise Vessels Design of the University of Trieste, Italy: three practical projects

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    The Master School in Yachts and Cruise Vessels Design of the University of Trieste has trained numerous architects, engineers and designers in naval and nautical design and has represented the continuation of the Imperial and Royal Nautical School (das Kaiserliche K√∂nigliche Nautische Schule), which was founded in Trieste in 1817. Furthermore, course of study sought to emphasise the maritime and seafaring vocation of Trieste for various reasons: the presence in the city of the world‚Äôs largest cruise ship builder, the Fincantieri; the annual running of the ‚ÄėBarcolana‚Äô, the largest sailing regatta in the world; and finally, the importance of the port of Trieste, the largest port for freight traffic in Italy. Three practical projects are also illustrated. They were prepared by some Masters students in order to support their theoretical preparation. The first concerns a parking ship to support maritime cities; the second a motor boat designed for disabled people; the third an innovative vaporetto for Venice.La Master School in Yacths and Cruise Vessels Design dell‚ÄôUniversit√† degli Studi di Trieste ha formato numerosi architetti, ingegneri e progettisti nel design navale e nautico e ha rappresentato la prosecuzione della Imperial Regia Scuola Nautica (das Kaiserliche K√∂nigliche Nautische Schule) fondata a Trieste nel 1817. Inoltre, con questo percorso formativo, si √® voluta enfatizzare la vocazione marittima e marinara della citt√† alabardata sia per la presenza, in citt√†, del pi√Ļ grande costruttore mondiale di navi da crociera ‚Äí la Fincantieri ‚Äí sia per la realizzazione della pi√Ļ grande regata velica annuale al mondo ‚Äí la ‚ÄúBarcolana‚ÄĚ ‚Äí sia per il suo porto, che √® il pi√Ļ grande d‚ÄôItalia per traffico merci. Dal punto di vista pratico, vengono qui illustrati tre progetti, oggetto di studio da parte di gruppi di studenti del master, a integrazione e consolidamento degli studi teorici, ossia quello di una nave parcheggio a supporto delle citt√† marine, quello di un‚Äôimbarcazione a motore studiata per persone diversamente abili e quello di un innovativo vaporetto per la citt√† di Venezia

    Criticità, potenzialità e fattori di implementazione del lavoro da remoto

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    Traditional nobleman's right and "international law" in the thought of Giovanni Giacomo Leonardi. With the edition of manuscripts "Il Principe Cavalliero in duello", "Il Cavalliero Ambasciatore" and "Pareri in materia di honore di Cavalleria pertinenti al duello"

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    La presente ricerca prende avvio dalla ricostruzione della biografia di Giovanni Giacomo Leonardi (1498-1562), pesarese, architetto militare, ambasciatore e cavaliere al servizio dei duchi d‚ÄôUrbino Francesco Maria I (1490-1538) e Guidobaldo II (1514-1574) della Rovere. Attraverso lo spoglio delle fonti tra Pesaro, Firenze e Venezia, se ne √® fornita una collocazione nel panorama politico-culturale dell‚ÄôItalia cinquecentesca, al fine di evidenziare l‚Äôimportanza del suo trattato in trentadue libri, intitolato "Il Principe Cavalliero", dedicato ai precetti dell‚Äôarte militare, diplomatica e cavalleresca necessari a formare il perfetto principe del tardo Rinascimento. Dell‚Äôopera, rimasta inedita, sono state trascritte e studiate le parti dedicate alla scienza dell‚Äôonore e all‚Äôarte dell‚Äôambasceria, al fine di dimostrare come i dettami della ‚Äėreligione di cavalleria‚Äô influenzassero ogni ambito delle relazioni tra gentiluomini, comprese quelle interstatuali.The research starts from reconstruction of Giovanni Giacomo Leonardi's biography, as a military engineer, ambassador and knight, born in Pesaro, who served the dukes of Urbino Francesco Maria I (1490-1538) and Guidobaldo II (1514-1574) della Rovere. By the analysis of the sources between Pesaro, Florence and Venice, the thesis collocates Leonardi's figure in the Italian XVI century scenery, in order to mark the importance of his thirty-two books treaty, titled "Il Principe Cavalliero", dedicated to art of war, diplomacy and honor science. As most of the original treaty has remained unpublished, the books concerning honor science and ambassery have been transcribed and studied in order to prove how effectively and efficiently the rules of "religione di cavalleria" were applied amidst gentlemen's and nations' relationships

    Sicurezza e populismo. I migranti alla frontiera del diritto penale

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    Il presente lavoro di ricerca ha ad oggetto la criminalizzazione delle migrazioni nell'√®ra del cosiddetto populismo, e in particolare del populismo penale. Invero, negli ultimi anni si √® assistito ad una espansione incontrollata del potere punitivo che, sotto la pressione di un bisogno collettivo di sicurezza, ha condotto ad una vera e propria disumanizzazione del diritto penale (e punitivo-amministrativo), nel duplice significato che quest‚Äôultima espressione rivestiva secondo la giurispoeta Mireille Delmas-Marty: "quello di un diritto penale che si sta deumanizzando, e quindi deumanizzato, in quanto sempre pi√Ļ distante dai principi dell'umanesimo giuridico; e quello di un diritto penale deumanizzante, in quanto riduce alcuni esseri umani [...] al rango di strumenti o mezzi al servizio di un fine". I migranti sono infatti il bersaglio principale di una crescente cultura della paura e di un ritornello politico e mediatico volto a stigmatizzarli come potenziali criminali. Come uno specchio, la politica migratoria e la politica criminale ci restituiscono l'immagine di una societ√† dominata dalla paura: la prima perch√© - come ha scritto Abdelmalek Sayad - √® ¬ęlo Stato che pensa se stesso pensando l'immigrazione¬Ľ; la seconda ¬ęperch√© ogni incriminazione [...] si basa su una scelta di valori o di interessi, il cui rispetto √® ritenuto essenziale per il mantenimento dell'ordine sociale¬Ľ (Xavier Pin). La tesi √® suddivisa in tre capitoli. Il capitolo I descrive il contesto emotivo, politico e socio-economico in cui si √® sviluppato il populismo penale e mira a decostruire la retorica securitaria volta ad assimilare il migrante al criminale tout court. L'analisi del capitolo II si concentra sulla critica di questo "diritto penale della paura-esclusione" che ha tratto forza e legittimazione dalla narrazione deumanizzante e criminalizzante attorno alle migrazioni. Si dimostrer√†, in particolare, che il diritto penale funge da frontiera, incarnando la sovranit√† e il relativismo dei valori nazionali e agendo come arma di esclusione e deumanizzazione delle persone migranti. La parola frontiera evocher√† altres√¨ la zona di confine in cui opera la criminalizzazione degli stranieri indesiderabili (cos√¨ come degli attori umanitari che soccorrono i migranti in pericolo): si tratta, in effetti, di una zona grigia, in cui al diritto penale si sovrappone, in modo sempre pi√Ļ crescente, un uso punitivo del diritto amministrativo, senza che, tuttavia, il legislatore rinunci alla forza stigmatizzante e deumanizzante del primo: lo dimostra, ad esempio, il d√©lit (in Francia) o la contravvenzione (in Italia) dell‚Äôingresso illegale, che costituisce la bandiera del populismo penale escludente. Si vedr√† anche in che misura il processo di ampliamento della nozione di nemico abbia finito per inglobare gli attori umanitari, sulla base di una ‚Äúnarrazione disumanizzante dell'umano‚ÄĚ ispirata allo stereotipo delle ONG come fattori di attrazione. Lungo i sentieri della repressione della solidariet√†, ci si imbatter√† in forme penali di criminalizzazione (mediante, ad esempio, l'abuso del reato di favoreggiamento dell'immigrazione c.d. clandestina), forme para-penali (quali, i fermi amministrativi delle navi umanitarie) e forme inedite (mediante, ad esempio, la contestazione dei reati di inosservanza dei provvedimenti dell‚ÄôAutorit√† e di invasione arbitraria di terreni o edifici). Il vero √® che dietro questo incessante ricorso al diritto punitivo si nasconde l‚Äôincapacit√† di governare razionalmente i fenomeni migratori. Come verr√† spiegato nel capitolo III e come ha insegnato la giurista Mireille Delmas-Marty, lo Stato securitario √® una pura illusione. La transizione verso uno Stato solidale √® l'unica "bussola dei possibili", l'unica rotta da seguire se vogliamo "salvarci insieme". Ci si chieder√† se e in che misura i giudici abbiano contribuito (e possano contribuire in futuro) a una rifondazione dei poteri e del diritto penale su una rinnovata etica della solidariet√†.This thesis deals with the criminalisation of migration in the Age of the so-called populism, in particular "penal populism". Indeed, recent years have seen an uncontrolled expansion of punitive power which, under the pressure of a collective need for security, has led to a proper dehumanisation of criminal law (as well as administrative-punitive law), in the dual meaning that the jurispoet Mireille Delmas-Marty ascribed to this expression: "that of a criminal law that is dehumanising, and thus dehumanised, insofar as it is increasingly distant from the principles of legal humanism; and that of a dehumanising criminal law, insofar as it reduces certain human beings [...] to the rank of instruments or means at the service of an end". Indeed, migrants are the main target of a growing culture of fear and a political and media refrain aimed at stigmatising them as potential criminals. Like a mirror, migration policy and criminal policy disclose the image of a society dominated by fear: the former because - as argued by Abdelmalek Sayad - "the State [...] thinks of itself by thinking of immigration"; the latter "because every incrimination [...] is based on a choice of values or interests, respect for which is considered essential for maintaining social order" (Xavier Pin). The thesis is divided into three parts. Chapter I describes the emotional, political and socio-economic context in which penal populism has developed, and tries to deconstruct the securitarian rhetoric aimed at representing migrant as a criminal. Chapter II critically analyses this 'criminal law of fear-exclusion' that has drawn strength and legitimacy from the dehumanising and criminalising narrative on migration. In particular, it will be shown that criminal law acts as a border, embodying the sovereignty and relativism of national values and acting as a weapon of exclusion and dehumanisation of migrants. The word border will also evoke the border zone in which the criminalisation of undesirable migrants (as well as humanitarian actors who rescue them) works: a grey zone, in which a punitive use of administrative law overlaps with criminal law, albeit the legislator does not renounce the stigmatising and dehumanising force of the latter: this is shown, for example, by the d√©lit (in France) or the contravvenzione (in Italy) of illegal entry, which constitutes the flag of exclusionary criminal populism. It will be shown to what extent the process of broadening the notion of enemy has ended up encompassing humanitarian actors, on the basis of a "dehumanising narrative of the human" inspired by the stereotype of NGOs as pull factors. Along the paths of the repression of solidarity, we will come across criminal forms of punishment (through, for example, the abuse of the crime of aiding and abetting illegal entry), para-criminal forms (such as the administrative detention of humanitarian ships) and unprecedented forms (through, for example, the charge of the crimes of non-compliance with the measures of the Authority and the arbitrary invasion of land or buildings). As a matter of fact, behind this abuse of punitive law lies the inability to rationally govern migratory phenomena. As it will be explained in Chapter III and as argued by the jurist Mireille Delmas-Marty, the Securitarian State is a mere illusion. The transition towards a Solidary State is the only 'compass of the possible', the only path to be followed in order to 'save ourselves together'. The question arises as to whether and to what extent judges have contributed (and may contribute in the future) to a refounding of powers and criminal law on a renewed ethic of solidarity

    Bernardo da Venezia, architetto alla corte dei Visconti

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    La tesi ha come oggetto la ricostruzione della vicenda biografica e artistica di Bernardo da Venezia, magister a lignamine e architetto attivo tra Pavia e Milano negli ultimi anni del XIV secolo e i primi del successivo XV secolo. A lungo Bernardo √® stato considerato l'architetto ufficiale del potere visconteo dopo i fondamentali lavori di Giovanni Mariacher e, soprattutto, di Angiola Maria Romanini. Bernardo da Venezia, secondo la visione riportata in tutti gli studi svolti dagli anni Sessanta ad oggi, avrebbe infatti preso parte a tutti i principali cantieri attivi in Lombardia durante la signoria prima e il ducato poi dei Visconti, prima come intagliatore di legno e poco tempo dopo come inzignerius, fino a divenire in poco tempo progettista e direttore dei lavori di cantieri prestigiosissimi, primo tra tutti logicamente quello della Certosa di Pavia. Tuttavia, la ricostruzione operata da Mariacher e Romanini, in cui Bernardo da Venezia veniva descritto come un architetto nel senso pi√Ļ moderno del termine, in grado di progettare in modo integrale un edificio e di portarne a termine la costruzione in maniera del tutto autonoma, necessitava di una completa revisione, in quanto non corrispondeva al contesto socio-culturale e artistico della Lombardia Viscontea. Si √® quindi proceduto a condurre una revisione completa delle citazioni documentarie di Bernardo, attraverso lo spoglio sistematico dei principali archivi storici milanesi e pavesi, al termine del quale √® stato possibile inoltre trovare alcuni brani inediti, qui per la prima volta pubblicati. Si √® quindi proceduto a ricostruire la vicenda biografica e artistica di Bernardo a partire dai soli documenti rintracciati, al termine del quale si √® giunti a delineare la figura di un inzignerius certamente importante entro la corte viscontea di Pavia, ma lontana da quella ricostruita da Mariacher e Romanini e assai pi√Ļ corrispondente a quella che doveva essere la figura professionale dell'architetto nella Milano di fine Trecento-inizio Quattrocento, epoca caratterizzata ancora fortemente da un processo progettuale fortemente collegiale, costantemente passibile di modifiche anche sostanziali, e dove l'iter per arrivare alla carica di inzignerius era tutt'altro che definito. Dopo aver proposto una nuova ricostruzione della vicenda biografica di Bernardo da Venezia, la tesi si concentra inoltre sul presentare alcune riflessioni riguardanti quei cantieri che la storiografia riferiva normalmente a Bernardo, ma che in realt√† non paiono a lui riconducibili. Diverse nuove proposte sono quindi avanzate circa il Castello Visconteo di Pavia, alla chiesa del Carmine di Milano e a quella omonima di Pavia

    Al-BustńĀn. Las fincas aristocr√°ticas y la construcci√≥n de los paisajes periurbanos de al-√Āndalus y Sicilia

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    Navarro Palaz√≥n, Julio, editorLa presente publicaci√≥n se enmarca en el Proyecto I+D+i ¬ęAlmunias medievales en el Mediterr√°neo: Historia y conservaci√≥n de los paisajes culturales periurbanos¬Ľ (PID2019-111508GB-I00, dirigido por Julio Navarro Palaz√≥n), del Ministerio de Ciencia e Innovaci√≥n. Agencia Estatal de Investigaci√≥n. Proyectos de I+D+i, de los Programas Estatales de Generaci√≥n de Conocimiento y fortalecimiento Cient√≠fico y Tecnol√≥gico del Sistema de I+D+i y de I+D+i Orientada a los Retos de la Sociedad, del Plan Estatal de Investigaci√≥n Cient√≠fica y T√©cnica y de Innovaci√≥n 2017-2020. Esta obra es tambi√©n un fruto destacado del trabajo realizado en el marco de la Unidad Asociada de I+D+i Patrimonio Cultural √Ārabe e Isl√°mico, Consejo Superior de Investigaciones Cient√≠ficas-Universidad de Granada, a trav√©s de la Escuela de Estudios √Ārabes de Granad

    PAROLE DI ORIGINE ITALIANA NELLA LINGUA UNGHERESE: BREVE STORIA DELLA QUESTIONE E INSERIMENTO DEL MATERIALE NEL PROGETTO OIM

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    ¬† √ą un fatto generalmente noto che molte parole di origine italiana sono state inserite in molte lingue europee, quindi anche in ungherese: questa lingua √® utilizzata nel bacino dei Carpazi dalla fine del X secolo e tra lItalia e l‚ÄôUngheria i rapporti politico-economici-culturali (grazie anche alla distanza geografica relativamente ridotta) erano e sono, in ogni tempo, molto vivaci e stretti. La presenza di italianismi nella lingua ungherese nell‚Äôimportante progetto lessicale comparativo denominato OIM, promosso dall‚ÄôAccademia della Crusca di Firenze, √® testimoniata, da un lato, dalle molte centinaia di parole (in molti casi polisemiche) di origine italiana presenti nella lingua ungherese e, dall‚Äôaltro, dal gran numero di studi che descrivono l‚Äôargomento in generale e in molti casi concreti. In questa breve sintesi vengono trattati i pi√Ļ importanti studi linguistici su singole parole italiane ‚Äúimportate‚ÄĚ nella lingua ungherese (par. 3) e vengono proposti anche alcuni punti di vista e criteri (par. 4) per controllare e rendere pi√Ļ omogenee le descrizioni semantiche elaborate dai linguisti - esperti delle lingue, incluse nel progetto OIM. ¬† Words of Italian origin in the Hungarian language: brief history of the issue and inclusion of material in the OIM project It is a generally known fact that many words of Italian¬†origin¬†has¬†been entered in many European languages, so in Hungarian too: this language is used in the Carpathian Basin¬†from¬†the end of the¬†X¬†century and between Italy and Hungary¬†the political-economic-cultural relations¬†(thanks¬†of¬†the relatively little geographical distance, too) were and are,¬†in all times, very lively and close. The presence of¬†italianismi¬†in the Hungarian language in the important comparative lexical project named¬†OIM,¬†promoved¬†by the Accademia della Crusca in¬†Florence,¬†gives evidence, on¬†the¬†one hand,¬†from¬†the many hundreds of (in many cases polysemous) words of Italian origin in the Hungarian language, and on the other,¬†from¬†the great number of studies¬†describing the argument¬†in generally¬†and many¬†concrete¬†cases, too. In this short summary are briefly¬†treated¬†the most important linguistic studies about single Italian words ‚Äúimported‚ÄĚ in the Hungarian language (par. 3.) and there are proposed some point of views and criteria, too (par. 4), to control and to make more¬†homogeneous¬†the semantic descriptions elaborated by the linguists - experts of the languages, included in the OIM-project.

    LA TRILOGIA DELL’IBIS

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    Il terzo giorno di ciclo di conferenze, dal titolo The Ibis Trilogy, si apre con una prima sessione in cui Amitav Ghosh approfondisce da un punto di vista storico, geografico e artistico le relazioni commerciali tra l’Occidente e la Cina in un periodo compreso tra il XVIII secolo e XIX secolo. Amitav Ghosh ricostruisce attraverso una vera e propria lezione di storia, con l’aiuto di dipinti e fotografie, quelli che sono i grandi eventi che fanno da sfondo ai tre romanzi della trilogia Ibis: Sea of Poppies (2008), River of Smoke (2011), Flood of Fire (2015)
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