710 research outputs found

    Il ne bis in idem in Europa e il double jeopardy negli USA: una comparazione

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    L’elaborato propone un’analisi comparatistica del ne bis in idem con il suo “omologo” statunitense: il principio del Double Jeopardy. Il contesto di riferimento è quello dei sistemi sanzionatori cosiddetti “a doppio binario” nei quali, a fronte della medesima condotta, le relative normative prevedono l’avvio di un duplice procedimento e l’irrogazione di una duplice sanzione (una penale e l’altra formalmente amministrativa o civile, ma sostanzialmente riconducibile alla materia penale in forza dei criteri elaborati dalla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo). Invero, la compatibilità di tali sistemi sanzionatori con il ne bis in idem è stata messa a dura prova dalla giurisprudenza delle Corti Europee. E’ noto, infatti, come a far data dalla sentenza “Grande Stevens c. Italia”, l’orientamento della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo sia stato nel senso della massima tutela del singolo rispetto alle duplicazioni procedimentali e sanzionatorie e come, a tale spinta garantistica, abbia fatto seguito il significativo “revivement” espresso, dalla stessa Corte, nella pronuncia “A e B c. Norvegia”. Analizzati questi aspetti, la parte principale del lavoro si soffermerà sul principio Double Jeopardy. Invero, anche nell’ordinamento statunitense la definizione dei presupposti e della portata del principio ha impegnato a lungo dottrina e giurisprudenza. Al di là delle criticità derivanti dall’individuazione del concetto di “same offense”, gli interpreti si sono interrogati sulla possibilità di estendere l’operatività del principio ai parallel proceedings e alle multiple plunishments (laddove una delle due sanzioni, pur non avendo formalmente carattere penale, sortisca comunque un effetto punitivo e deterrente). In proposito, si sono succedute diverse pronunce della Suprema Corte, la quale, dopo aver ritenuto che il Double Jeopardy osterebbe al cumulo sanzionatorio e procedimentale, ha inteso restringere i confini del principio, inducendo gli interpreti a individuare, in altre norme, il parametro a cui ancorare la compatibilità costituzionale dei parallel proceedings e delle multiple punishments. Il lavoro dimostrerà come nell’ordinamento statunitense si sia giunti a delineare dei meccanismi che consentano di evitare simili cumuli sanzionatori e procedimentali. Si tratta, invero, di soluzioni dettate dalle peculiarità dal sistema sostanziale e processuale statunitense e che non potranno essere fatte proprie dal nostro ordinamento. Ciononostante, esse costituiscono un valido punto di partenza nel tentativo di definire un regime di tali sistemi sanzionatori che possa conciliare le esigenze punitive dell’ordinamento e quelle garantistiche del singolo.L’elaborato propone un’analisi comparatistica del ne bis in idem con il suo “omologo” statunitense: il principio del Double Jeopardy. Il contesto di riferimento è quello dei sistemi sanzionatori cosiddetti “a doppio binario” nei quali, a fronte della medesima condotta, le relative normative prevedono l’avvio di un duplice procedimento e l’irrogazione di una duplice sanzione (una penale e l’altra formalmente amministrativa o civile, ma sostanzialmente riconducibile alla materia penale in forza dei criteri elaborati dalla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo). Invero, la compatibilità di tali sistemi sanzionatori con il ne bis in idem è stata messa a dura prova dalla giurisprudenza delle Corti Europee. E’ noto, infatti, come a far data dalla sentenza “Grande Stevens c. Italia”, l’orientamento della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo sia stato nel senso della massima tutela del singolo rispetto alle duplicazioni procedimentali e sanzionatorie e come, a tale spinta garantistica, abbia fatto seguito il significativo “revivement” espresso, dalla stessa Corte, nella pronuncia “A e B c. Norvegia”. Analizzati questi aspetti, la parte principale del lavoro si soffermerà sul principio Double Jeopardy. Invero, anche nell’ordinamento statunitense la definizione dei presupposti e della portata del principio ha impegnato a lungo dottrina e giurisprudenza. Al di là delle criticità derivanti dall’individuazione del concetto di “same offense”, gli interpreti si sono interrogati sulla possibilità di estendere l’operatività del principio ai parallel proceedings e alle multiple plunishments (laddove una delle due sanzioni, pur non avendo formalmente carattere penale, sortisca comunque un effetto punitivo e deterrente). In proposito, si sono succedute diverse pronunce della Suprema Corte, la quale, dopo aver ritenuto che il Double Jeopardy osterebbe al cumulo sanzionatorio e procedimentale, ha inteso restringere i confini del principio, inducendo gli interpreti a individuare, in altre norme, il parametro a cui ancorare la compatibilità costituzionale dei parallel proceedings e delle multiple punishments. Il lavoro dimostrerà come nell’ordinamento statunitense si sia giunti a delineare dei meccanismi che consentano di evitare simili cumuli sanzionatori e procedimentali. Si tratta, invero, di soluzioni dettate dalle peculiarità dal sistema sostanziale e processuale statunitense e che non potranno essere fatte proprie dal nostro ordinamento. Ciononostante, esse costituiscono un valido punto di partenza nel tentativo di definire un regime di tali sistemi sanzionatori che possa conciliare le esigenze punitive dell’ordinamento e quelle garantistiche del singolo.LUISS PhD Thesi

    AKT1 and AKT2 isoforms play distinct roles during breast cancer progression through the regulation of specific downstream proteins

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    The purpose of this study was to elucidate the mechanisms associated with the specific effects of AKT1 and AKT2 isoforms in breast cancer progression. We modulated the abundance of specific AKT isoforms in IBH-6 and T47D human breast cancer cell lines and showed that AKT1 promoted cell proliferation, through S6 and cyclin D1 upregulation, but it inhibited cell migration and invasion through β1-integrin and focal adhesion kinase (FAK) downregulation. In contrast, AKT2 promoted cell migration and invasion through F-actin and vimentin induction. Thus, while overexpression of AKT1 promoted local tumor growth, downregulation of AKT1 or overexpression of AKT2 promoted peritumoral invasion and lung metastasis. Furthermore, we evaluated The Cancer Genome Atlas (TCGA) dataset for invasive breast carcinomas and found that increased AKT2 but not AKT1 mRNA levels correlated with a worse clinical outcome. We conclude that AKT isoforms play specific roles in different steps of breast cancer progression, with AKT1 involved in the local tumor growth and AKT2 involved in the distant tumor dissemination, having AKT2 a poorer prognostic value and consequently being a worthwhile target for therapy.Fil: Riggio, Marina. Consejo Nacional de Investigaciones Científicas y Técnicas. Instituto de Biología y Medicina Experimental. Fundación de Instituto de Biología y Medicina Experimental. Instituto de Biología y Medicina Experimental; ArgentinaFil: Perrone, Maria Cecilia. Consejo Nacional de Investigaciones Científicas y Técnicas. Instituto de Biología y Medicina Experimental. Fundación de Instituto de Biología y Medicina Experimental. Instituto de Biología y Medicina Experimental; ArgentinaFil: Polo, Maria Laura. Consejo Nacional de Investigaciones Científicas y Técnicas. Instituto de Biología y Medicina Experimental. Fundación de Instituto de Biología y Medicina Experimental. Instituto de Biología y Medicina Experimental; ArgentinaFil: Rodriguez, Maria Jimena. Consejo Nacional de Investigaciones Científicas y Técnicas. Instituto de Biología y Medicina Experimental. Fundación de Instituto de Biología y Medicina Experimental. Instituto de Biología y Medicina Experimental; ArgentinaFil: May, Maria. Consejo Nacional de Investigaciones Científicas y Técnicas. Instituto de Biología y Medicina Experimental. Fundación de Instituto de Biología y Medicina Experimental. Instituto de Biología y Medicina Experimental; ArgentinaFil: Abba, Martín Carlos. Universidad Nacional de La Plata; ArgentinaFil: Lanari, Claudia Lee Malvina. Consejo Nacional de Investigaciones Científicas y Técnicas. Instituto de Biología y Medicina Experimental. Fundación de Instituto de Biología y Medicina Experimental. Instituto de Biología y Medicina Experimental; ArgentinaFil: Novaro, Virginia. Consejo Nacional de Investigaciones Científicas y Técnicas. Instituto de Biología y Medicina Experimental. Fundación de Instituto de Biología y Medicina Experimental. Instituto de Biología y Medicina Experimental; Argentin

    Chromosome 16p11.2 deletions: another piece in the genetic puzzle of childhood obesity

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    Ipercaloric diet and reduced physical activity have driven the rise in the prevalence of childhood obesity over a relatively short time interval. Family and twin studies have led to the conclusion that the strong predicitve value of parental body mass index (BMI) mainly stems from genetic rather than environmental factors. Whereas the common polygenic obesity arises when an individual genetic make-up is susceptible to an environment that promotes energy consumption over energy expenditure, monogenic obesity, on the contrary, is the obesity associated with a single gene mutation, which is sufficient by itself to cause weight gain in a food abundant context. Genes involved in the leptin-melanocortin pathway are often mutated in these cases. The cumulative prevalence of monogenic obesity among children with severe obesity is about 5%

    Primer feria verde agroecológica en la ciudad de Pergamino, Argentina

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    En octubre del 2016 se inició en Pergamino la primer Feria Verde Agroecológica basada en la comercialización de productos frescos directo del productor al consumidor. La misma surge como respuesta a la demanda de un grupo de huerteros y productores hortícolas familiares que desde el año 2011 realizaban ferias de intercambio. Actualmente la experiencia se lleva a cabo una vez por mes en Parque España, Pergamino, Argentina. Está conformada por productores agroecológicos de la zona acompañados por el Municipio, INTA (Instituto Nacional de Tecnología Agropecuaria)), el CDR del Ministerio de Desarrollo Social y la Secretaría de Agricultura Familiar. La generación y mantenimiento de este canal de comercialización brinda seguridad a los feriantes y les permite planificar su producción en función de las fechas definidas y un volumen estimado de venta. Además promueve el fortalecimiento de vínculos ya que es un espacio de intercambio con la comunidad. A lo largo del este año y medio transcurrido se consolidó un grupo de trabajo que se moviliza en función de un objetivo común y tiene muchas expectativas de crecimiento a futuro. Un grupo que aprendió que son muy importantes el trabajo en equipo, la unificación de criterios y el reconocimiento tanto institucional como de la comunidad. Por las experiencias vividas se concluyó en que estos son los factores que favorecieron la creación de la feria, permiten su persistencia en el tiempo e impulsaran el desarrollo de los productores locales.EEA PergaminoFil: Perrone, Ayelen. Instituto Nacional de Tecnología Agropecuaria (INTA). Estación Experimental Agropecuaria Pergamino. Prohuerta; ArgentinaFil: Rossi, Ana Laura. Instituto Nacional de Tecnología Agropecuaria (INTA). Estación Experimental Agropecuaria Pergamino. Prohuerta; Argentin

    Prevalencia de lesiones bucales en pacientes VIH +, relación con contaje de células CD4+ y carga viral en una población Venezolana

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    Objetivo: Determinar la prevalencia de las lesiones bucales en un grupo de pacientes VIH+, su relación con el contaje de linfocitos CD4 y la carga viral, en una muestra de la población venezolana Materiales y métodos: En el presente estudio se evaluaron 75 pacientes adultos VIH+, provenientes del Centro para la Atención de Pacientes con Enfermedades Infectocontagiosas de la Facultad de Odontología de la Universidad Central de Venezuela. Cada uno de ellos fue examinado clínicamente para la detección de las lesiones presentes en la mucosa bucal. Igualmente se les determinó el contaje de células CD4+ mediante citometría de flujo, así como la carga viral mediante la técnica TR-RCP (Transcriptasa Reversa-Reacción en Cadena de la Polimerasa) (Amplicor HIV-1-RNA, TM test 1.5, Roche). Resultados: 85% (64/75) de los pacientes VIH/SIDA presentaron lesiones asociadas a la infección por VIH. Entre ellas, la Candidiasis constituyó la forma más frecuente representando un 61% (39/64), seguida por la Leucoplasia Vellosa con 53% (34/64), Leucoplasia Bucal 34% (22/64), Hiperpigmentación Melánica 38% (18/64). Papiloma 13% (6/64), Eritema Gingival Lineal 8% (5/64), Estomatitis Aftosa Recidivante 5% (4/64), Sarcoma de Kaposi 5% (3/64). Se presentó un solo caso (2%) de cada una de las lesiones que se enumeran a continuación: Linfoma No Hodgkin, Hiperplasia Epitelial Multifocal, Herpes Labial, Histoplasmosis y Molusco Contagioso. Los pacientes con una carga viral de 30.000 copias/mm3, presentaron lesiones bucales relacionadas con VIH independientemente del contaje de células CD4+, aunque los pacientes con niveles de CD4+ menores a 200 cel//mm3, fueron mas susceptibles a desarrollar estas lesiones. Conclusiones: La lesión oral mas frecuente fue la Candidiasis bucal, seguida por la Leucoplasia vellosa, Leucoplasia bucal, e Hiperpigmentación melánica. Una alta carga viral estuvo fuertemente asociada a la presencia de lesiones, independientemente del contaje de células CD4+.Aim: To determine the prevalence of oral lesions in a HIV + group of patients, related to CD4 cell count and viral load in a Venezuelan population. Materials and methods : In the present study, we evaluated 75 HIV+adult patients, attended at the Center of Infectious Diseases, at the Faculty of Dentistry, Central University of Venezuela. Each patient was clinically examined for detection of oral mucosal lesions. In addition, CD4 cell count was determined by flow cytometry, as well as viral load by RT-PCR (Amplicor HIV-RNA, TM test 1.5, Roche) Results: 85% (64/75) of HIV/AIDS patients showed associated HIV lesions. Oral Candidiasis constituted the most common lesion representing a 61% (39/64), followed by Oral Hairy Leukoplakia 53% (34/64); Oral Leukoplakia 34% (22/64), Melanic Hiperpigmentation 38% (18/64); Papilloma 13 (6/64), Lineal Gingival Erithema 8% (5/64); Aphtous Recurrent Stomatitis 5% (4/64) and Kaposi's Sarcoma 5% (3/64). Only one case of the following lesions were represented by Non Hodgkin Lymphoma, Multifocal Epithelial Hyperplasia, Recurrent Herpes, Histoplasmosis and Molluscum Contagiosum. The patients with a viral load of 30.000 copies/mm3 exhibited oral lesions related with HIV, independent of CD4 cell count, although patients with CD4+ levels of 200 cel/mm3 were more susceptible to develop these lesions. Conclusions: The most common oral lesion was Oral Candidiasis followed by Oral Hairy Leukoplakia, Oral Leukoplakia and Melanic Hyperpigmentation. A high viral load was strongly associated to the oral lesions occurrence independently of CD4+ cell count

    House Dust Mite Allergy and the Der p1 Conundrum: A Literature Review and Case Series

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    The house dustmite (HDM) is globally ubiquitous in human habitats. Thirty-two allergens for Dermatophagoides farinae and 21 for Dermatophagoides pteronyssinus have been detected so far. The present minireview summarizes information about the role of Der p 1 as a key coordinator of the HDM-induced allergic response and reports on a series of Italian patients who are allergic to HDMs. We studied the specific IgE profiles in a population of patients with allergic asthma and rhinitis screened for specific immunotherapy (SIT) for HDMallergies, with the aim of obtaining insights into the pathogenic role of Der p1. Patients co-sensitized to other airborne allergens showed a higher prevalence of asthma (9/12 (75%) vs. 2/7 (29%); p < 0.05) than did HDMmono-sensitized patients. The latter group showed higher Der p1 concentrations than that of the co-sensitized group (p = 0.0360), and a direct correlation between Der p1 and Der p2 (r = 0.93; p = 0.0003) was observed. In conclusion, our study offers insights into the role of Der p1 in a population of patients with allergic rhinitis and asthma who were candidates for SIT. Interestingly, Der p1 positivity was associated with bronchial asthma and co-sensitization

    Oxidative stress and respiratory diseases in preterm newborns

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    Premature infants are exposed to an increased generation of reactive oxygen species, and on the other hand, they have a deficient antioxidant defense system. Oxidative insult is a salient part of lung injury that begins as acute inflammatory injury in respiratory distress disease and then evolves into chronic and structural scar leading to bronchopulmonary dysplasia. Oxidative stress is also involved in the pathogenesis of pulmonary hypertension in the newborn through the modulation of the vascular tone and the response to pulmonary vasodilators, with consequent decrease in the density of the pulmonary vessels and thickening of the pulmonary arteriolar walls. Oxidative stress has been recognized as both a trigger and an endpoint for several events, including inflammation, hypoxia, hyperoxia, drugs, transfusions and mechanical ventilation, with im-pairment of pulmonary function and prolonged lung damage. Redoxomics is the most fascinating new measure to address the lung damage due to oxidative stress. The new challenge is to use omics data to discover a set of biomarkers useful in diagnoses, prognoses and in formulating optimal and individualized neonatal care. The aim of this review was to examine the most recent evidences on the relationship between oxidative stress and lung diseases in preterm newborns. What is cur-rently known regarding oxidative stress related- lung injury pathogenesis and the available preventive and therapeutic strategies are also discusse

    Refractory vasculitic ulcer of the toe in adolescent suffering from Systemic Lupus Erythematosus treated successfully with hyperbaric oxygen therapy

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    Skin ulcers are a dangerous and uncommon complication of vasculitis. We describe the case of a teenager suffering from Systemic Lupus Erythematosus with digital ulcer resistant to conventional therapy, treated successfully with Hyperbaric Oxygen Therapy. The application of hyperbaric oxygen, which is used for the treatment of ischemic ulcers, is an effective and safe therapeutic option in patients with ischemic vasculitic ulcers in combination with immunosuppressive drugs. Further studies are needed to evaluate its role as primary therapy for this group of patients
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