10 research outputs found

    Atienza Macías, Elena y Rodríguez Ayuso, Juan Francisco (directores). Las respuestas del Derecho a las crisis de Salud Pública. Dykinson, Madrid, 2020.

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    Atienza Macías, Elena y Rodríguez Ayuso, Juan Francisco (directores). Las respuestas del Derecho a las crisis de Salud Pública. Dykinson, Madrid, 2020, 332 pp

    Modificazioni germinali del patrimonio genetico e biodiritto. I paradossi della de-differenziazione tra bioetica e biodiritto

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    Il presente lavoro, incominciato nel novembre del 2017, è partito con l'ambizione di ricostruire la risposta che il sistema giuridico fornisce innanzi alle nuove tecniche di ingegneria genetica che, a fronte della loro applicabilità sugli esseri umani, hanno prodotto, negli ultimi anni, il sorgere di nuovi stakeholders e, ancor prima, di nuovi interessi meritevoli di tutela. Se fino a qualche anno fa pareva impensabile modificare il genoma umano e, men che meno, farlo in maniera precisa, efficiente ed economica, oggi grazie al sistema di modificazione genetica CRISPR/Cas9 è possibile, intervenendo sulla linea germinale degli embrioni umani, prevenire la contrazione di odiose malattie genetiche e, addirittura, a medio termine sradicarle dalla nostra società. Le enormi potenzialità terapeutiche di questa tecnica hanno addirittura attirato l’attenzione dell’Accademia Reale Svedese delle Scienze che, proprio mentre si stanno scrivendo queste righe, ha attribuito alle sue inventrici, Jennifer Doudna ed Emmanuelle Charpentier, il Premio Nobel per la Chimica 2020, definendo CRISPR/Cas9 come “un rivoluzionario metodo di editing genetico che contribuisce allo sviluppo di nuove terapie contro il cancro e può realizzare il sogno di curare malattie ereditarie” (The Royal Swedish Academy of Sciences 2020a). Al fianco di queste prospettive, che dal 2017 ad oggi si sono fatte sempre più evidenti, si annidano però rischi e pericoli derivanti dall’uso delle tecniche d’ingegneria genetica che il diritto deve tenere in adeguata considerazione al momento della loro regolamentazione. Nei primi mesi di lavoro, dedicati proprio alla ricostruzione delle fonti giuridiche applicabili, ci ha subito colpito che nonostante le tecniche in parola costituiscano, ancora oggi, un’assoluta novità in continuo cambiamento, le norme giuridiche, sia sovranazionali che nazionali, siano relativamente risalenti nel tempo: la legge 40 che, in Italia, si propone di regolare la procreazione medicalmente assistita e alla lett. b) del co. 3 del suo art. 13 si occupa delle manipolazioni genetiche è del 2004, mentre la norma più rilevante sul punto a livello internazionale, l’art. 13 della Convenzione di Oviedo, è addirittura datata aprile 1997. Insomma, in questo campo il diritto anziché presentarsi in fisiologico ritardo, ha enucleato delle regolamentazioni in sospetto anticipo. Questa constatazione, combinata con gli esiti della ricostruzione del dibattito dottrinale, dove anche autorevolissimi autori combinano continuamente argomentazioni etiche ed argomentazioni giuridiche, spesso senza neppure differenziarle, ci ha condotto ad appurare come prima di affrontare il tema della regolamentazione specifica del genome editing fosse necessario riflettere su come il diritto s’interfacci innanzi al bios come oggetto normativo e, soprattutto, in quale relazione si ponga con la bioetica nell’espletare siffatta funzione. Pertanto, abbiamo deciso di dedicare la Parte Prima dell’opera proprio ad un’indagine sulla relazione tra la bioetica ed il biodiritto, che costituiscono la proiezione applicativa di etica e diritto al bios, finalizzata a dotare di un adeguato fondamento epistemologico l’intuizione della deriva di de-differenziazione tra essi. Per raggiungere tale obiettivo abbiamo ritenuto necessario partire, nel Capitolo I, da una breve genealogia della bioetica in cui ci siamo interrogati sulla nascita di questa disciplina e sulle sue successive svolte metodologiche. Il Capitolo II, invece, è stato dedicato alle origini di quello specifico ambito della comunicazione giuridica, comunemente identificato ormai come biodiritto, mettendo in evidenza i contributi interni che la scienza giuridica ha fornito per lo sviluppo dello stesso e riflettendo, in particolare, sul ruolo che ha giocato in tal senso l’istituzione giuridica dei diritti umani. Al contrario, il Capitolo III parte dai contributi esterni alla nascita del biodiritto e specificatamente quelli forniti dalla bioetica per proseguire, poi, con una riflessione sul rapporto tra questi. Mediante una ricostruzione delle posizioni dominanti in dottrina e soprattutto attraverso uno sguardo fisso alla prassi, si è posto in evidenza come, ad oggi, via sia un problema di de-differenziazione tra bioetica e biodiritto che ha portato quest’ultimo a trasformarsi in una scienza ancillare alla prima al punto da essere definito come “diritto della bioetica”. Lungi dal fermarci su posizioni unicamente critiche, abbiamo dotato l’ultima parte del Capitolo di una pars construens in cui abbiamo evidenziato i vantaggi di una relazione funzionalmente differenziata tra bioetica e biodiritto, senza però trascurare anche i problemi ad essa sottesi. Con il chiaro intento di testare i nostri approdi teorici nell’esperienza empirica e, allo stesso tempo, per assolvere all’intento originario della nostra opera, abbiamo deciso di dedicare la Parte II interamente alle implicazioni etiche, sociologiche e giuridiche derivanti dalle tecniche di manipolazione genetica germinale. Per farlo si è reso necessario, anzi tutto, dedicare il Capitolo IV a comprendere, tecnicamente, cosa sia una modificazione genetica germinale e quali siano le posizioni rinvenibili all’interno della comunità scientifica. Il Capitolo V, invece, è stato dedicato ad affrontare i problemi, i rischi, le promesse e le speranze che si annidano intorno alla nostra tecnica: dal timore per una deriva eugenetica alla compatibilità delle modificazioni con l’autocomprensione e la dignità del genere umano, passando per le preoccupazioni delle comunità delle persone diversamente abili e dei genitori, che rischiano di restare schiacciati dalle pressioni sociali, giungendo a prendere in seria considerazione però anche le possibilità di sradicare odiose malattie genetiche una volta per tutte, liberando l’umanità di alcune atroci sofferenze. Con un quadro chiaro dei diversi valori che mette in gioco ed in potenziale conflitto tra loro la tecnica germinale, abbiamo finalmente affrontato il problema della regolamentazione delle nostre tecniche. Abbiamo cercato di farlo non con l’animo di produrre una mera attività compilativa sulle regolamentazioni esistenti e neanche con il solo intento di mostrare lacune e paradossi che in esse si annidano, ma con la finalità più ambiziosa di verificare se le nostre conclusioni teoriche della Parte Prima fossero fondate: se effettivamente il diritto si propone come un mero trasformatore permanente di principi bioetici in precetti coercitivi e se l’approccio regolativo vigente sia adeguato per cogliere i benefici che una tecnica premiata con il Nobel per la Chimica può dare alla società, senza rinunciare a tutelare i diritti fondamentali delle persone

    MODIFICAZIONI GERMINALI DEL PATRIMONIO GENETICO E BIODIRITTO. I paradossi della de-differenziazione tra bioetica e biodiritto

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    Il presente lavoro, incominciato nel novembre del 2017, è partito con l'ambizione di ricostruire la risposta che il sistema giuridico fornisce innanzi alle nuove tecniche di ingegneria genetica che, a fronte della loro applicabilità sugli esseri umani, hanno prodotto, negli ultimi anni, il sorgere di nuovi stakeholders e, ancor prima, di nuovi interessi meritevoli di tutela. Se fino a qualche anno fa pareva impensabile modificare il genoma umano e, men che meno, farlo in maniera precisa, efficiente ed economica, oggi grazie al sistema di modificazione genetica CRISPR/Cas9 è possibile, intervenendo sulla linea germinale degli embrioni umani, prevenire la contrazione di odiose malattie genetiche e, addirittura, a medio termine sradicarle dalla nostra società. Le enormi potenzialità terapeutiche di questa tecnica hanno addirittura attirato l’attenzione dell’Accademia Reale Svedese delle Scienze che, proprio mentre si stanno scrivendo queste righe, ha attribuito alle sue inventrici, Jennifer Doudna ed Emmanuelle Charpentier, il Premio Nobel per la Chimica 2020, definendo CRISPR/Cas9 come “un rivoluzionario metodo di editing genetico che contribuisce allo sviluppo di nuove terapie contro il cancro e può realizzare il sogno di curare malattie ereditarie” (The Royal Swedish Academy of Sciences 2020a). Al fianco di queste prospettive, che dal 2017 ad oggi si sono fatte sempre più evidenti, si annidano però rischi e pericoli derivanti dall’uso delle tecniche d’ingegneria genetica che il diritto deve tenere in adeguata considerazione al momento della loro regolamentazione. Nei primi mesi di lavoro, dedicati proprio alla ricostruzione delle fonti giuridiche applicabili, ci ha subito colpito che nonostante le tecniche in parola costituiscano, ancora oggi, un’assoluta novità in continuo cambiamento, le norme giuridiche, sia sovranazionali che nazionali, siano relativamente risalenti nel tempo: la legge 40 che, in Italia, si propone di regolare la procreazione medicalmente assistita e alla lett. b) del co. 3 del suo art. 13 si occupa delle manipolazioni genetiche è del 2004, mentre la norma più rilevante sul punto a livello internazionale, l’art. 13 della Convenzione di Oviedo, è addirittura datata aprile 1997. Insomma, in questo campo il diritto anziché presentarsi in fisiologico ritardo, ha enucleato delle regolamentazioni in sospetto anticipo. Questa constatazione, combinata con gli esiti della ricostruzione del dibattito dottrinale, dove anche autorevolissimi autori combinano continuamente argomentazioni etiche ed argomentazioni giuridiche, spesso senza neppure differenziarle, ci ha condotto ad appurare come prima di affrontare il tema della regolamentazione specifica del genome editing fosse necessario riflettere su come il diritto s’interfacci innanzi al bios come oggetto normativo e, soprattutto, in quale relazione si ponga con la bioetica nell’espletare siffatta funzione. Pertanto, abbiamo deciso di dedicare la Parte Prima dell’opera proprio ad un’indagine sulla relazione tra la bioetica ed il biodiritto, che costituiscono la proiezione applicativa di etica e diritto al bios, finalizzata a dotare di un adeguato fondamento epistemologico l’intuizione della deriva di de-differenziazione tra essi. Per raggiungere tale obiettivo abbiamo ritenuto necessario partire, nel Capitolo I, da una breve genealogia della bioetica in cui ci siamo interrogati sulla nascita di questa disciplina e sulle sue successive svolte metodologiche. Il Capitolo II, invece, è stato dedicato alle origini di quello specifico ambito della comunicazione giuridica, comunemente identificato ormai come biodiritto, mettendo in evidenza i contributi interni che la scienza giuridica ha fornito per lo sviluppo dello stesso e riflettendo, in particolare, sul ruolo che ha giocato in tal senso l’istituzione giuridica dei diritti umani. Al contrario, il Capitolo III parte dai contributi esterni alla nascita del biodiritto e specificatamente quelli forniti dalla bioetica per proseguire, poi, con una riflessione sul rapporto tra questi. Mediante una ricostruzione delle posizioni dominanti in dottrina e soprattutto attraverso uno sguardo fisso alla prassi, si è posto in evidenza come, ad oggi, via sia un problema di de-differenziazione tra bioetica e biodiritto che ha portato quest’ultimo a trasformarsi in una scienza ancillare alla prima al punto da essere definito come “diritto della bioetica”. Lungi dal fermarci su posizioni unicamente critiche, abbiamo dotato l’ultima parte del Capitolo di una pars construens in cui abbiamo evidenziato i vantaggi di una relazione funzionalmente differenziata tra bioetica e biodiritto, senza però trascurare anche i problemi ad essa sottesi. Con il chiaro intento di testare i nostri approdi teorici nell’esperienza empirica e, allo stesso tempo, per assolvere all’intento originario della nostra opera, abbiamo deciso di dedicare la Parte II interamente alle implicazioni etiche, sociologiche e giuridiche derivanti dalle tecniche di manipolazione genetica germinale. Per farlo si è reso necessario, anzi tutto, dedicare il Capitolo IV a comprendere, tecnicamente, cosa sia una modificazione genetica germinale e quali siano le posizioni rinvenibili all’interno della comunità scientifica. Il Capitolo V, invece, è stato dedicato ad affrontare i problemi, i rischi, le promesse e le speranze che si annidano intorno alla nostra tecnica: dal timore per una deriva eugenetica alla compatibilità delle modificazioni con l’autocomprensione e la dignità del genere umano, passando per le preoccupazioni delle comunità delle persone diversamente abili e dei genitori, che rischiano di restare schiacciati dalle pressioni sociali, giungendo a prendere in seria considerazione però anche le possibilità di sradicare odiose malattie genetiche una volta per tutte, liberando l’umanità di alcune atroci sofferenze. Con un quadro chiaro dei diversi valori che mette in gioco ed in potenziale conflitto tra loro la tecnica germinale, abbiamo finalmente affrontato il problema della regolamentazione delle nostre tecniche. Abbiamo cercato di farlo non con l’animo di produrre una mera attività compilativa sulle regolamentazioni esistenti e neanche con il solo intento di mostrare lacune e paradossi che in esse si annidano, ma con la finalità più ambiziosa di verificare se le nostre conclusioni teoriche della Parte Prima fossero fondate: se effettivamente il diritto si propone come un mero trasformatore permanente di principi bioetici in precetti coercitivi e se l’approccio regolativo vigente sia adeguato per cogliere i benefici che una tecnica premiata con il Nobel per la Chimica può dare alla società, senza rinunciare a tutelare i diritti fondamentali delle persone

    Apuntes de sociología biojurídica a partir de la edición genética germinal

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    Objetivo del presente artículo es poner de relieve las contradicciones de la relación entre bioética y bioderecho que, lejos de ser un problema meramente teórico, tiene un impacto real en las reglamentaciones de las innovaciones en el campo de la biomedicina. Con el ánimo de demostrar esa fuerte conexión de la cuestión aparentemente teórica con la praxis, el ensayo, dotado de una metodología inductiva, moverá sus primeros pasos a partir de las técnicas de edición genética germinal. En la primera parte del trabajo se aclararán matices científicos de dichas técnicas y se presentarán los primeros avances de la reglamentación jurídica que tienen su origen en el Consejo de Europa. Finalmente, a través de los límites y contradicciones de la reglamentación supuestamente biojurídica de la edición genética germinal se pondrá en evidencia la asimetría que domina en la relación entre bioética y bioderecho. ---The goal of this article is to stand out contradictions in the relationship among bioethics and biolaw that, far from being merely a theoretical quandary, has a real impact in the regulations of innovations in the biomedical field. Aiming to show that strong connection between the apparently theoretical question with the praxis, the essay, with an inductive methodology, goes straight showing the first steps of regulation of the germ-line gene editing. In the first part of the article, after a summary about the scientific highlights of germ-line gene editing, we undertake an investigation on the juridical regulation of germline-gene editing, based on the Council of Europe’s provisions. Finally, showing the limitations and contradictions of these supposedly biojuridical regulations, we highlight the dominant asymmetry in the relationship among bioethics and biolaw

    Modificazioni germinali del patrimonio genetico e biodiritto. I paradossi della de-differenziazione tra bioetica e biodiritto

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    This work, which began in November 2017, started with the ambition of reconstructing the response that the legal system provides to the new genetic engineering techniques that, in view of their applicability on human beings, have produced, in recent years, the rise of new stakeholders and, even before that, of new interests worthy of protection.If until a few years ago it seemed unthinkable to modify the human genome and, even less, to do it in a precise, efficient and economical way, today thanks to the CRISPR / Cas9 genetic modification system it is possible, by intervening on the germ line of human embryos, to prevent contraction of hateful genetic diseases and, even in the medium term, eradicate them from our society. The enormous therapeutic potential of this technique has even attracted the attention of the Royal Swedish Academy of Sciences which, just as these lines are being written, attributed to its inventors, Jennifer Doudna and Emmanuelle Charpentier, the Nobel Prize in Chemistry 2020, defining CRISPR / Cas9 as “a revolutionary gene editing method that contributes to the development of new cancer therapies and can fulfill the dream of curing hereditary diseases” (The Royal Swedish Academy of Sciences 2020a). Alongside these perspectives, which have become increasingly evident since 2017, there are risks and dangers arising from the use of genetic engineering techniques that the law must take into due consideration when regulating them. In the first months of work, dedicated precisely to the reconstruction of the applicable legal sources, we were immediately struck by the fact that despite the techniques in question are, still today, an absolute novelty in continuous change, the legal rules, both supranational and national, are relatively old. over time: law 40 which, in Italy, aims to regulate medically assisted procreation and to lett. b) of the co. 3 of its art. 13 deals with genetic manipulation dates back to 2004, while the most relevant provision on this point at an international level, art. 13 of the Oviedo Convention, is even dated April 1997. In short, in this field the law, rather than appearing in physiological delay, has drawn up regulations that are suspiciously early. This observation, combined with the results of the reconstruction of the doctrinal debate, where even highly authoritative authors continually combine ethical and legal arguments, often without even differentiating them, led us to ascertain how before addressing the specific regulation of genome editing it was necessary to reflect on how the law interfaces before the bios as a normative object and, above all, in what relationship it places itself with bioethics in carrying out this function.This work, which began in November 2017, started with the ambition of reconstructing the response that the legal system provides to the new genetic engineering techniques that, in view of their applicability on human beings, have produced, in recent years, the rise of new stakeholders and, even before that, of new interests worthy of protection.If until a few years ago it seemed unthinkable to modify the human genome and, even less, to do it in a precise, efficient and economical way, today thanks to the CRISPR / Cas9 genetic modification system it is possible, by intervening on the germ line of human embryos, to prevent contraction of hateful genetic diseases and, even in the medium term, eradicate them from our society. The enormous therapeutic potential of this technique has even attracted the attention of the Royal Swedish Academy of Sciences which, just as these lines are being written, attributed to its inventors, Jennifer Doudna and Emmanuelle Charpentier, the Nobel Prize in Chemistry 2020, defining CRISPR / Cas9 as “a revolutionary gene editing method that contributes to the development of new cancer therapies and can fulfill the dream of curing hereditary diseases” (The Royal Swedish Academy of Sciences 2020a). Alongside these perspectives, which have become increasingly evident since 2017, there are risks and dangers arising from the use of genetic engineering techniques that the law must take into due consideration when regulating them. In the first months of work, dedicated precisely to the reconstruction of the applicable legal sources, we were immediately struck by the fact that despite the techniques in question are, still today, an absolute novelty in continuous change, the legal rules, both supranational and national, are relatively old. over time: law 40 which, in Italy, aims to regulate medically assisted procreation and to lett. b) of the co. 3 of its art. 13 deals with genetic manipulation dates back to 2004, while the most relevant provision on this point at an international level, art. 13 of the Oviedo Convention, is even dated April 1997. In short, in this field the law, rather than appearing in physiological delay, has drawn up regulations that are suspiciously early. This observation, combined with the results of the reconstruction of the doctrinal debate, where even highly authoritative authors continually combine ethical and legal arguments, often without even differentiating them, led us to ascertain how before addressing the specific regulation of genome editing it was necessary to reflect on how the law interfaces before the bios as a normative object and, above all, in what relationship it places itself with bioethics in carrying out this function

    MONTERO CARO, María Dolores. Gobierno abierto como oportunidad de cambio, Dykinson, Madrid, 2020, 166 páginas. ISBN: 978-84-1324-858-5.

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    La democracia es un proceso continuado de evolución de la sociedad. Implica un movimiento permanente en la elección de los ciudadanos por apostar por una constante colaboración y aprendizaje mutuo. Existe, en consecuencia, un vínculo inquebrantable entre los fundamentos democráticos y los fundamentos educativos de una sociedad. No es posible un gobierno abierto, una aspiración democrática de toda sociedad que se precie de serlo, sin una base educativa clara. El derecho y la educación juegan un vital papel en el desarrollo de toda sociedad de manera que la plasmación de la voluntad de los ciudadanos en escenarios de gobierno abierto pasa, inexorablemente, por una apuesta decidida por una mejor educación. A la profesora Montero este razonamiento no le es ajeno y lo expresa, sintéticamente, al indicar que «una mayor educación en Gobierno Abierto conduce a un incentivo a la participación y colaboración» (pág. 76)

    COVID-19, 'fake news' y vacunación: la necesidad de inmunizar a la sociedad de la duda vacunal

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    Una de las claves para superar la pandemia del COVID-19 es la elaboración de la vacuna para poder inmunizar a la población. Además de las complicaciones médicas para conseguir la vacuna destacamos la presencia de otros problemas, como la divulgación de fake news que añadan dificultades a la superación del problema global, especialmente por su incidencia en el ámbito de los movimientos antivacunas, que se han desarrollado, con especial presencia en Italia, en los últimos años. Para ello alertamos de la necesidad de estar prevenidos para superar las dos pandemias que se están desarrollando en paralelo, la propiciada por el virus y la generada por las fake news. One of the keys to overcoming the COVID-19 pandemic is the development of the vaccine in order to immunize the population. In addition to the medical complications to obtain the vaccine, we highlight the presence of other problems, such as the dissemination of fake news that add difficulties to overcoming the global problem, especially due to its incidence in the field of anti-vaccine movements, which have developed, with special presence in Italy in recent years. For this, we warn of the need to be prepared to overcome the two pandemics that are developing in parallel, the one caused by the virus and the one generated by the fake news

    Terapia genica. Un'indagine biogiuridica

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    L’opera, inquadrata in quell’ambito di ricerca ormai comunemente individuato come “biodiritto”, si occupa in particolare della terapia genica, più specificamente nella sua versione germinale, indagando sulle ricadute che l’uso di tali tecniche può implicare per il sistema giuridico, il quale ha dovuto — come spesso accade — cercare di offrire una disciplina il più possibile coerente a un fenomeno del tutto nuovo, pur facendo spesso riferimento a istituti e principi sorti per regolamentare fattispecie affatto differenti. Nella ricostruzione delle fonti giuridiche esistenti e delle prime policies in materia, l’autore non si è potuto esimere da un’analisi della giurisprudenza e dell’evoluzione anche semantica dei concetti, nonché degli eventuali paradossi argomentativi, dedicando poi un ultimo capitolo alla riflessione etica e sociologica, indispensabile per indagare sui valori e gli interessi in gioco. L’opera, dunque, oltre a mettere in luce le contraddizioni dell’attuale stato normativo, si propone come un riferimento, sia teorico che pratico, per legislatori, policy makers e operatori del diritt

    MONTERO CARO, María Dolores. Gobierno abierto como oportunidad de cambio, Dykinson, Madrid, 2020, 166 páginas. ISBN: 978-84-1324-858-5.

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    La democracia es un proceso continuado de evolución de la sociedad. Implica un movimiento permanente en la elección de los ciudadanos por apostar por una constante colaboración y aprendizaje mutuo. Existe, en consecuencia, un vínculo inquebrantable entre los fundamentos democráticos y los fundamentos educativos de una sociedad. No es posible un gobierno abierto, una aspiración democrática de toda sociedad que se precie de serlo, sin una base educativa clara. El derecho y la educación juegan un vital papel en el desarrollo de toda sociedad de manera que la plasmación de la voluntad de los ciudadanos en escenarios de gobierno abierto pasa, inexorablemente, por una apuesta decidida por una mejor educación. A la profesora Montero este razonamiento no le es ajeno y lo expresa, sintéticamente, al indicar que «una mayor educación en Gobierno Abierto conduce a un incentivo a la participación y colaboración» (pág. 76)

    Vaccinazioni obbligatorie e diritti fondamentali: la paradossale condizione del minore alla luce del DL n. 73/2017

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    The aim of this essay is to reflect on the governance of unvaccinated Italian children aged between zero and six years, due to the new regulatory system on mandatory vaccination in Italy (Law Decree no. 73/2017, converted into Law no. 119/2017). In order to strengthen and protect the right to health, the Italian government first, and then the lawmakers, set forth a specific prohibition preventing unvaccinated children from attending preschool, whether public or private. The first part of this paper deals with the opportunity to translate the access to preschool in the language of fundamental rights. It will then move to a deep analysis of D.-L. no. 73/2017 and its coercive system, with a view to highlighting contradictions and paradoxes therein. The paper will also argue that such legal approach to the phenomenon creates a perverse mechanism that affects children twice because of their parents’ choices, who not only deny children mandatory vaccination, but also prevent them from attending preschool. Even in the light of the recent proposal for a Council recommendation issued by the European Commission to strengthen cooperation against the vaccine hesitancy, the essay will finally tackle the issue of a possibly different governance for reducing the number of unvaccinated children
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