7 research outputs found

    Documento finale del Gruppo di lavoro sulle biblioteche pubbliche statali della Direzione Generale Biblioteche e Istituti Culturali del Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo (MIBACT), approvato dal Consiglio Superiore dei Beni Culturali e Paesaggistici il 13 novembre 2017.

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    The document analyzes the critical issues that inform the Italian State Public Library System, and identifies the priorities for intervention and the consequent actions to perform. It was approved by the Superior Council of the Italian Ministry of Cultural and Natural Heritage on November 13th, 2017 (http://www.beniculturali.it/mibac/multimedia/MiBAC/documents/1519211234845_Resoconto_CSBCP_13_novembre_2017.pdf)

    Per il centenario di Angela Vinay: impegno civile, costruzione e attualità dei servizi bibliotecari nazionali (Roma, Biblioteca nazionale centrale, 24 novembre 2022)

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    Angela Vinay (1922-1990) was a leading personality in the history of Italian libraries of the twentieth century. Among the numerous and prestigious positions she held, she was the first female president of the Italian Library Association as well as the director of the Central Institute for the Union Catalogue (ICCU), where she conceived and promoted the National Library Service (SBN). This dossier collects the papers of the conference “For Angela Vinay’s centenary: civil commitment, construction and modernity of nationwide library services”, held in her honour at the Central National Library of Rome on the 24th of November 2022.Angela Vinay (1922-1990) è stata un’importante protagonista della storia delle biblioteche italiane del Novecento. Tra i numerosi e prestigiosi incarichi ricoperti è stata la prima donna presidente dell’Associazione italiana biblioteche nonché direttrice dell’Istituto centrale per il catalogo unico (ICCU) dove ideò e promosse il Servizio bibliotecario nazionale (SBN). Il presente dossier raccoglie le relazioni del convegno in suo onore “Per il centenario di Angela Vinay: impegno civile, costruzione e attualità dei servizi bibliotecari nazionali”, svoltosi presso la Biblioteca nazionale centrale di Roma il 24 novembre 2022

    Public History e istituzioni culturali: mettiamo la storia al lavoro

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    Ritrovarsi: nei luoghi e nei confini / Finding oneself: in places and borders

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    Per ri-partire il  tessuto che cura l’eredità culturale, questo contributo riflette su  interessi strategici, relazioni e modelli d’intervento. Dopo ben due crisi e la “rivoluzione” culturale del  digitale, emerge la domanda di una nuova mediazione fra la grande potenzialità di contenuti e gli abitanti che non vi accedono. Sarà una mediazione molto più connettiva e partecipata, orientata a  ricomporre la logica dicotomica-oppositiva per operare sintesi e far convergere studi umanistici, scientifici e tecnologici. La public history è strumento strategico di politiche cultural oriented perché nei territori le comunità si ri-trovino nel loro paesaggio culturale. In concreto più spazio a  soft skills, metodi e stili comunicativi per rappresentare  il passato come rapporto fra vivi e vivi, fra il presente di ieri e quello di oggi.To re-start the fabric that curates cultural heritage, this essay reflects on strategic interests, relationships and intervention models. After two crises (the financial and the Covid19 pandemic) and the digital revolution, we need a new mediation between the great potential of content and the public who does not access it. It will be a much more connective and participatory mediation, aimed at  recomposing  the dichotomous-oppositional logic, to bring about a syntesis and bring together humanities, science and technology. Public history is a strategic tool for cultural oriented policies so that local communities can recognise themselves in their cultural landscape. In practice, more space for soft skills, methods and a serious effort to represent the past as a strong relationship  among the living, and between  two presents: of yesterday  and of today.

    Cultural is social

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    L’articolo ripercorre alcune scelte professionali che hanno orientato la direzione delle biblioteche negli ultimi cinquant’anni, soffermandosi sull’interpretazione del loro ruolo culturale, anche in rapporto con la progressiva penetrazione della cultura digitale. Le biblioteche, indipendentemente dalla loro tipologia funzionale, sono parte costitutiva dell’eredità culturale italiana: è perciò essenziale trovare una sintesi tra la natura di ‘patrimonio culturale’, la funzione informativa e quella sociale. Oggi le biblioteche sono nella posizione più favorevole per tessere relazioni fra persone, istituzioni, contenuti e mezzi e la professione del bibliotecario può individuare proprio nel contesto attuale una ragione forte di rimotivazione, ponendosi al servizio di un rilancio civile e culturale dell’intero Paese. Si tratta di dare alle biblioteche come luoghi d’incontro e di inclusività un maggiore contenuto di conoscenza e di orientamento, un’impronta più culturale intesa non come alternativa ma come parte integrante di un già riconosciuto ruolo sociale. Allargando il loro raggio d’azione le biblioteche restano hub di comunità ma hub culturali e informativi capaci di svolgere una rinnovata funzione connettiva e partecipativa.The paper traces some professional choices that guided the management of Italian libraries over the last fifty years, focusing on the interpretation of their cultural role, also in relation to the progressive spreading of digital culture. Libraries, regardless of their functional typology, remain a constitutive part of Italy’s cultural heritage: it is therefore essential to find a synthesis between their nature of ‘cultural heritage’, their information function and their social function. In light of this common ground, it is therefore important to find a synthesis between libraries’ informative and social function. Today, libraries are in the most favorable position to weave relationships between people and institutions. Librarians can identify in this current context fertile ground to redefine their profession and place themselves at the service of an Italian civil and cultural revitalization. It is a question of giving libraries – intended as places of inclusiveness and gathering – a greater baggage of knowledge and culture to perform their widely recognized social role. By expanding their range of action, libraries remain social, cultural and information hubs capable of carrying out a renewed connective and participatory function

    Patrimonio culturale e cultural heritage. Il ruolo degli storici per la tutela e oltre la tutela (Dialoghi della Public History 4 ; 12 aprile 2021)

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    Il Ministero della Cultura non prevede gli storici fra i professionisti reclutabili per le attività di tutela e valorizzazione del nostro patrimonio culturale materiale e immateriale. È questo un evidente paradosso visto che è proprio a partire dal riconoscimento del valore “storico” che i beni culturali e paesaggistici sono riconosciuti come parte del patrimonio culturale ed è inoltre proprio il riconoscimento della presenza di “risorse ereditate dal passato” a definire cosa sia il cultural heritage di cui tratta la Convenzione di Faro. Come si spiega il fatto che le competenze degli storici non siano state percepite come ineludibili ancor prima che utili? In quali ambiti specifici del nostro patrimonio culturale le competenze degli storici risultano particolarmente necessarie? E’ corretto pensare che l’esperienza degli storici maturata nella public history sia oggi una risorsa particolarmente preziosa ai fini della tutela e della valorizzazione
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