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    La valutazione di fattibilitĂ  economico-finanziaria degli interventi di riqualificazione energetica: uno strumento per la valutazione integrata applicato al settore dell'edilizia residenziale sociale

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    Nell'ultimo decennio la societĂ  ha cambiato radicalmente il modo di porsi nei confronti delle problematiche ambientali e, in particolar modo, di quelle legate ai consumi energetici. Il crescente consumo di risorse naturali, le previsioni di crescita dei prezzi dei combustibili, le recenti politiche comunitarie a tutt'oggi in via di sviluppo e la crisi finanziaria mondiale, sono solo alcuni degli elementi condizionanti il cambiamento. L'Unione Europea rileva che il settore dell'edilizia Ăš responsabile per circa il 40% dei consumi energetici totali. Le attuali condizioni dello stock immobiliare esistente consentono di stabilire che si possono attuare sugli edifici interventi di riqualificazione che portano a una significativa riduzione dei consumi e contribuiscono al raggiungimento degli obiettivi di risparmio energetico fissati a livello comunitario. Una delle principali tematiche sulla quale stanno insistendo le autoritĂ  governative riguarda proprio l'efficienza energetica e il miglioramento prestazionale generale degli edifici, in particolar modo nel comparto residenziale. Quindi, allo stato attuale, non Ăš piĂč ragionevole affrontare l'attivitĂ  di progettazione degli interventi senza tenere conto dell'impatto economico che le scelte operate avranno nel lungo periodo. In un'ottica di sviluppo sostenibile e nell'ambito dell'ottimizzazione dei costi energetici per la gestione degli edifici residenziali esistenti, specie se di proprietĂ  pubblica, la valutazione di un'azione di riqualificazione energetica che analizzi la relazione che si instaura tra la prestazione energetica e i costi che ne caratterizzano l'intero ciclo di vita si rivela utile soprattutto nella fase preliminare della progettazione ed Ăš fondamentale per comprendere i meccanismi che regolano la mutua dipendenza e l'interazione tra i vari aspetti. A tal proposito tutti i principali attori del comparto edilizio, che vanno dal progettista fino alle Pubbliche Amministrazioni, hanno necessariamente bisogno di appositi strumenti in grado di fornire un adeguato supporto in fase di valutazione e decisione. Scopo del presente lavoro Ăš lo sviluppo di un approccio metodologico che risponda a tali necessitĂ  e integri le recenti metodologie di calcolo individuate come riferimento a livello europeo. Particolare rilievo viene dato al metodo per il calcolo del costo globale. Viene descritto in maniera approfondita un sistema di simulazione che porta alla definizione di scenari alternativi di intervento attuabili su di un edificio residenziale esistente, selezionati tramite la creazione e l'impiego di un indice di performance che assolve alla funzione di criterio di scelta. Gli scenari alternativi individuati conducono l'edificio oggetto di valutazione al raggiungimento di un livello di prestazione energetica che puĂČ essere considerato ottimale sotto il profilo dei costi, in analogia con i recenti indirizzi europei. L'applicazione dello strumento elaborato ad un caso studio appartenente al settore dell'edilizia residenziale sociale e l'analisi dei risultati ottenuti consente di dimostrare che un intervento di riqualificazione generale produce importanti risultati in termini di risparmio e di costo energetico, specie se confrontati con situazioni intermedie di recupero e nonostante richiedano un costo di investimento iniziale significativo. Si dimostra inoltre che per la quantificazione della sostenibilitĂ  energetica ed economica di un intervento di riqualificazione di un edificio esistente non si puĂČ prescindere da una rigorosa analisi dei costi sviluppati durante il ciclo di vita e che gli enti proprietari e gestori di patrimoni di edilizia residenziale sociale devono sforzarsi per cercare di attuare soluzioni che consentano di minimizzare i costi energetici a carico dell'utenz

    Micro-level measurement of the circularity of organizations: the Italian innovative standardized approach applied to the public sector.

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    Purpose – This study analyses the implementation of a circularity measurement methodology at the University of Piemonte Orientale (UPO) in the early stages of the development of the UNI1608856 project “Measuring circularity - Methods and indicators for measuring circular processes in organizations”, the first attempt to assess an organization’s circularity under a standardized framework in an Italian University. Design/methodology/approach – The single-case study examines the organization’s implementation of the framework followed by an in-depth discussion of the phenomenon under study. The circularity measurement metrics applied to the UPO case have been extracted from a draft standard prepared by the Italian standardization body (UNI). Findings – The UPO case study takes into account the general propositions of the draft with a focus on the metrics related to the management of human resources, assets, policy, and sustainability. Some useful insights emerge from the critical analysis of the norm proposal, both as regards the adoption of different types of measures as well as the implementation of the circularity measurement in terms of the organization’s readiness in collecting data for the metrics. Originality – As this study deals with a new methodology applied to a public Organisation, several issues come to light. The first implementation of UNI1608856 allows discussing the effective measurement of circularity at the micro level and how an organization’s managerial processes need to evolve to provide the data required to measure circularity

    Guidelines for the use and interpretation of assays for monitoring autophagy

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    In 2008 we published the first set of guidelines for standardizing research in autophagy. Since then, research on this topic has continued to accelerate, and many new scientists have entered the field. Our knowledge base and relevant new technologies have also been expanding. Accordingly, it is important to update these guidelines for monitoring autophagy in different organisms. Various reviews have described the range of assays that have been used for this purpose. Nevertheless, there continues to be confusion regarding acceptable methods to measure autophagy, especially in multicellular eukaryotes. A key point that needs to be emphasized is that there is a difference between measurements that monitor the numbers or volume of autophagic elements (e.g., autophagosomes or autolysosomes) at any stage of the autophagic process vs. those that measure flux through the autophagy pathway (i.e., the complete process); thus, a block in macroautophagy that results in autophagosome accumulation needs to be differentiated from stimuli that result in increased autophagic activity, defined as increased autophagy induction coupled with increased delivery to, and degradation within, lysosomes (in most higher eukaryotes and some protists such as Dictyostelium) or the vacuole (in plants and fungi). In other words, it is especially important that investigators new to the field understand that the appearance of more autophagosomes does not necessarily equate with more autophagy. In fact, in many cases, autophagosomes accumulate because of a block in trafficking to lysosomes without a concomitant change in autophagosome biogenesis, whereas an increase in autolysosomes may reflect a reduction in degradative activity. Here, we present a set of guidelines for the selection and interpretation of methods for use by investigators who aim to examine macroautophagy and related processes, as well as for reviewers who need to provide realistic and reasonable critiques of papers that are focused on these processes. These guidelines are not meant to be a formulaic set of rules, because the appropriate assays depend in part on the question being asked and the system being used. In addition, we emphasize that no individual assay is guaranteed to be the most appropriate one in every situation, and we strongly recommend the use of multiple assays to monitor autophagy. In these guidelines, we consider these various methods of assessing autophagy and what information can, or cannot, be obtained from them. Finally, by discussing the merits and limits of particular autophagy assays, we hope to encourage technical innovation in the field
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