28 research outputs found

    Il bisogno affettivo e l’inganno dei social: i presupposti e le pratiche del Romance Scam

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    In today's society, love becomes an escape from loneliness and an object of digital relationships that often seem to replace “human” relationships in an already very complex sentimental dynamic, but even more complex after the experience of SARS-CoV-2. Such “emotional sensitivity” (Condorelli, 2021) is part of the broader, current, and renewed debate on the affective bond of the love type that, from the individual space with tangible characteristics, is manifested on the stage of online estimity (Tisseron, 2011; Stanton et al., 2016). Indeed, according to the Postal Police in 2021, there was +118% of sentimental scams in Italy (Polizia Postale, 2022). In particular, among these dangers, there is the Romance Scam (Love Scam or also known as sweetheart swindles), as to say a criminal practice in which a user is lured by scammers who use a fake or stolen identity on social networks in order to extort, scam or blackmail the victim who believes they are experiencing a real love relationship (Whitty, 2015; 2018; Carter, 2021; Cassandra, Lee, 2022; Suleman et al., 2023). Therefore, the essay aims to reflect on the online dynamic from a socio-criminological point of view, starting from the theories to arriving at the most recent and current implications of the phenomenon with particular attention to the underlying and emerging emotional dynamics

    At the beginning was the decree. Towards a shared design process between insiders and outsiders

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    The article describes the collaborative research carried out for the co-design of the Program for professional socio-pedagogical educator. Starting from the analysis of the laws and regulations defining normative parameters, using the results of the TECO-D project, the work reconstructs the elements of the research conducted with educators working in the professional sectors interested by the Program. The collaborative methodology implemented has made possible identifying four core contents: situated theories, methodologies of investigation, verification of the effectiveness of the educational action, conflicts between colleagues. In principio era il decreto. Verso una progettazione condivisa tra insider e outsiderIl contributo descrive la ricerca collaborativa condotta per la co-progettazione del Corso intensivo di formazione per la qualifica di educatore professionale socio-pedagogico. Partendo dall’analisi della traiettoria legislativa che ne ha definito normativamente i parametri, utilizzando il lavoro di ricerca svolto nel progetto TECO-D, si arriva a ricostruire gli elementi della ricerca condotta insieme ad educatori e coordinatori dei servizi che operano nei settori professionali interessati dal corso di formazione. La metodologia collaborativa attuata ha permesso di individuare quattro contenuti ritenuti centrali dai partecipanti alla ricerca: Teorie situate, metodologie d’indagine, verifica dell’efficacia dell’azione educativa, conflitti tra colleghi

    Copertura, attendibilità e validità degli indicatori bibliometrici tratti da Google Scholar nel campo delle scienze politiche e sociali (CAVIB Scholar)

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    L\u2019obiettivo del progetto di ricerca CAVIB Scholar \ue8 quello di valutare l\u2019attendibilit\ue0 e la validit\ue0 degli indicatori bibliometrici tratti da Google scholar nonch\ue9 il loro grado di copertura della produzione scientifica nelle aree cosiddette non bibliometriche. Attingendo a diverse fonti di dati (Google scholar, Scopus, Web of science) \ue8 stato creato un dataset al livello di base delle singole pubblicazioni e un dataset aggregato al livello degli autori. Oltre alla copertura, \ue8 stata analizzata l\u2019attendibilit\ue0 degli indicatori delle diverse dimensioni della produzione scientifica attraverso l\u2019analisi delle correlazioni e la validit\ue0 degli indicatori bibliometrici utilizzando diversi criteri esterni (punteggi individuali VQR 2004-2010 ed esiti ASN 2012). Le analisi sono state sviluppate per i docenti afferenti all\u2019Area 14 \u2013 Scienze Politiche e Sociali che, per quanto riguarda la produzione scientifica, presentano una certa eterogeneit\ue0 interna che \ue8 risultata utile in fase di analisi. La copertura della produzione scientifica da parte di Google scholar \ue8 risultata sicuramente pi\uf9 ampia di quella offerta da Scopus e Web of science ma non cos\uec estesa come generalmente sostenuto. Gli indicatori tratti da Google scholar presentano un elevato grado di attendibilit\ue0 e soprattutto di validit\ue0. La discussione dei risultati ottenuti tiene conto dei diversi contesti valutativi nei quali possono svilupparsi gli esercizi bibliometrici

    Freedom, autonomy and responsibility in the design of individual educational path within a university system without boundaries: proposal and discussion of a model.

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    openObiettivo della presente Tesi è quello di proporre un’idea di sistema di educazione terziaria fondato sui principi di libertà, responsabilità e autonomia. Tali concetti, nel modello qui avanzato, vengono concretizzati nella possibilità fornita agli studenti di personalizzare e auto-direzionare il percorso formativo individuale all’Università, al fine di consentire a tutti e a ciascuno di vivere la vita che desiderano. Nel primo capitolo viene presentato il framework teorico di riferimento costituito, appunto, dall’apprendimento personalizzato e dall’apprendimento auto-diretto che, dato il loro focus sull’auto-determinazione e sulla libertà individuale, vengono messi in relazione con il Capabilities Approach. Nel secondo capitolo sono riassunte alcune esperienze, rintracciabili nella letteratura internazionale, progettate per implementare i costrutti dell’apprendimento personalizzato e dell’apprendimento auto-diretto nei contesti universitari. Nel capitolo terzo vengono sintetizzati la normativa e l’iter attraverso cui, attualmente, vengono definite le attività formative che entrano a far parte del Piano di Studio dei discenti. Gli approfondimenti bibliografici e normativo-procedurali di questi primi tre capitoli, hanno ispirato e permesso di delineare l’idea di sistema universitario avanzata nel quarto capitolo, di cui, nel quinto, viene presentato un esempio concreto. Nel sesto capitolo, infine, è stata svolta un’analisi SWOT del modello grazie al contributo di voci esperte di area pedagogica. L’ipotesi che si intende sostenere con questa Tesi è che sia possibile ampliare i confini di libertà, responsabilità e autonomia all’interno dei contesti di educazione terziaria, attraverso la personalizzazione e l’auto-direzione dell’apprendimento, perseguendo, al contempo, l’obiettivo dell’Università di massa e quello della valorizzazione dei diversi talenti (Giarda, 2006)

    IPOTESI DI MODELLO ORGANIZZATIVO E GESTIONALE DELL'AREA DELLE PROFESSIONI SANITARIE SULLA BASE DEL VIGENTE STATUS NORMATIVO, CON SPECIFICO RIFERIMENTO ALL'AREA PROFESSIONALE DIETISTICA

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    La rapida evoluzione negli ultimi anni dello status delle professioni sanitarie ha determinato la nascita di nuovi modelli assistenziali integrati nelle strutture sanitarie pubbliche, con caratteristici connotati di tipo manageriale. Sulla base di ciò le strutture ospedaliere e territoriali hanno istituito nuove aree funzionali, forti già della loro organizzazione interna, ma non senza alcune difficoltà in quanto il ruolo centrale attribuito dalla normativa ai professionisti non medici ha comportato cambiamenti significativi nell’assetto aziendale di ognuna. Inoltre la brevità dei tempi con cui è andato istaurandosi il nuovo modello organizzativo ha determinato adattamenti particolari e in alcuni casi non ottimali in rapporto ad un risultato di un assistenza efficace, efficiente ed economica che si vorrebbe ottenere. Non per questo l’importanza di una modifica epocale deve essere sminuita e sottovalutata, anzi, queste proposte neo-formate stanno già subendo notevoli miglioramenti ed integrazioni che vengono inserite al momento del rinnovo periodico degli atti regionali, locali e aziendali al fine di valorizzare al meglio il senso di ruolo nevralgico nella gestione delle politiche sanitarie. Proprio per questo è necessario analizzare nello specifico il fenomeno e capirne l’essenza per cui è stato pensato e pianificato, perché il ruolo della dirigenza delle professioni sanitarie in prospettiva di medio termine potrebbe rivelarsi importante se non essenziale al fine di una corretta gestione dell’assistenza all’utente sanitario, considerando anche il potenziale sviluppo sul territorio. Di fronte a questi presupposti abbiamo immaginato, secondo i termini di legge, un modello ipotetico di organizzazione, coordinamento e gestione dell’area delle professioni sanitarie nella sua completezza, per poi addentrarsi nello specifico professionale ed arrivare all’area dietistica analizzando le implicazione che comporta una corretta conduzione tecnico-amministrativa della stessa e su quale può essere il ruolo dell’operatore sanitario a capo di tale area. La sperimentazione del modello deriva anche dall’analisi di altre esperienze proposte e già affermate in Italia dove lo staff aziendale apicale ha attribuito notevole rilevanza alla funzione delle professioni sanitarie per competenze, professionalità e funzione specifica

    LA SICUREZZA POLITICA. Uno studio sulla sicurezza dalla dimensione ontologica allo strumento amministrativo.

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    Il lavoro di ricerca ha come oggetto quel particolare ambito discorsivo e di intervento pubblico che, negli ultimi decenni si raccoglie in Europa sotto l’etichetta di “nuove politiche di sicurezza”. Un ambito dai confini incerti, ma unificato, da un lato dal comune riferimento alla protezione dai pericoli e alla prevenzione dei rischi in ambito urbano; dall’altro, da nuove forme di articolazione delle autonomie e dei poteri tra il governo nazionale e i differenti livelli di governo locale. La ricerca si propone di superare il divario fra le dimensioni di politics e di policies, nonché tra livello micro e livello macro. Si articola in cinque capitoli che costituiscono altrettante, progressive, messe a fuoco della “politica di sicurezza”, in un movimento che dal dibattito teorico internazionale sulla società del rischio, attraverso passaggi successivi lungo l’asse nazionale-regionale-locale, si conclude con un’analisi empirica delle politiche implementate in un particolare contesto urbano

    Processi di apprendimento dell'assistente sociale della pratica professionale

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    2009/2010SINTESI DEL LAVORO DI TESI Processi di apprendimento dell’assistente sociale dalla pratica professionale Il confronto teorico in merito alle forme della conoscenza nell’ambito delle scienze sociali sta consolidando la consapevolezza della dinamicità e della circolarità del processo conoscitivo. In questo dibattito anche l’approfondimento del rapporto teoria-pratica, molto dibattuto nel servizio sociale in quanto disciplina orientata all’azione, si inserisce al fine di comprendere le ragioni dell'operatività ma anche di acquisire conoscenza e di valorizzare, in nome della pluralità dei saperi e dei fattori, la soggettività di ciascun interlocutore. Nella “società del rischio”, gli interrogativi delle scienze sociali rispetto al proprio ruolo, si intrecciano con la risonanza di fenomeni che si prestano a letture multidimensionali e multifattoriali. Allo stesso tempo, nella società individualizzata l’uomo parrebbe lasciato più libero ma in realtà questo concetto di libertà sarebbe da verificare e l’aspetto che emerge maggiormente è la solitudine. Giddens, nel porsi tra il punto di vista macro e quello dell’attore sociale, valorizza la riflessività come “chiave ermeneutica” per la quale “pensiero e azione si rifrangono costantemente l’uno sull’altro ”. Nella trattazione che segue cerco di ricostruire, da un punto di vista teorico, quelle che possono essere le forme di acquisizione dei saperi da parte degli assistenti sociali a partire dalla loro esperienza professionale. Nel primo capitolo, dopo aver sottolineato l’importanza per le discipline del servizio sociale di alimentare il rapporto virtuoso teoria-prassi-teoria, delineo lo sfondo del lavoro di ricerca che è dato dalla riflessione sulla pratica professionale dell’assistente sociale. Negli ultimi anni in Italia, ma non solo, si è assistito allo sviluppo di un pensiero riflessivo della pratica professionale, hanno trovato un’attenzione rinnovata i temi della riflessività dell’assistente sociale (Sicora 2005), dell’apprendimento dei professioni dai propri errori (Sicora, 2010), lo studio della percezione dell’oggetto del servizio sociale da parte degli assistenti sociali (Colaianni, 2004). Cerco quindi, da un punto di vista teorico, di ricostruire le modalità di acquisizione di conoscenza dalla realtà pratica riferendomi a contributi teorici elaborati in altri ambiti disciplinari: - il ruolo della conoscenza tacita - l’arte dell’ermeneutica - la rivoluzione narrativista - la riflessività. La profonda convinzione che ha accompagnato il lavoro di Polanyi sulla conoscenza tacita è che noi possiamo conoscere più di quello che possiamo esprimere, ad esempio nei processi d riconoscimento di una persona attraverso immagini del suo volto (ad es, identikit) riusciamo ad individuare dei particolari guardando le immagini, scegliendo un’immagine piuttosto che un’altra perché “integriamo i particolari anche senza identificarli”. L’esistenza di questa forma di comportamento extra-teoreotico è dimostrata da diverse situazioni quotidiane in cui l’essere umano è perfettamente in grado di mettere in campo efficaci (e abituali) competenze senza l’immediata possibilità di realizzare la loro spiegazione concettuale. In alcuni casi il bagaglio concettuale per la risoluzione dei problemi era già presente nella ‘memoria’, ma poi si è deteriorato ed era necessario riprodurlo-rigenerarlo; in altri casi il ‘bagaglio’ concettuale viene costruito per la prima volta come nei contesti creativi e nella scienza. In questo caso di conoscenza basata sull’azione le ipotesi sono inerenti ad ambiguità che vengono sviscerate fino alla loro articolazione in entità reali o immaginarie. L’autore giunge ad affermare che: “La mia ricerca mi ha condotto ad un’idea rinnovata della conoscenza umana, da cui sembra emergere una visione armoniosa del pensiero e dell’esistenza nel loro radicamento nell’universo ” . L’arte dell’ermeneutica, di Gadamer e Ricoeur, con la ricchezza dei temi che offre, dischiude la possibilità interpretative molto interessanti sia per la profonda tensione alla ricerca della verità come fine ultimo della conoscenza e che riconduce a frammenti di verità di sé stessi, sia per la proposta del circolo ermeneutico interpretativo che porta riflettere sul ruolo delle pre-comprensioni, degli impliciti professionali, sulle caratteristiche alle quali l’interpretazione dovrebbe tendere per evitare di riprodurre quello che il soggetto (interpretante) già conosce. Mi soffermo quindi sul pensiero narrativo, la sua portata euristica e le sue caratteristiche che presenta, con particolare riferimento al ragionamento analogico. Concludo il primo capitolo considerando i contributi relativi al pensiero pratico e alla riflessività come ambiti fecondi e molto sentiti nel servizio sociale. Il filo conduttore del secondo capitolo è rintracciabile in alcune proposte di risposta alle domande: “Che cosa impariamo dai problemi che affrontiamo? Come impariamo?”. Le recenti acquisizioni nell’ambito dell’apprendimento hanno messo in luce come le persone siano stimolate ad apprendere nell’affrontare situazioni problematiche. Ho colto questo spunto per indagare, in coerenza con l’obiettivo conoscitivo del disegno di ricerca, i processi di apprendimento ascrivibili a questo ambito. L’osservazione non basta: impariamo dalle strategie che poniamo in essere, dalle ipotesi che facciamo che si caratterizzano per essere provvisori ed incerti. L’importante non è tanto trovare la soluzione definitiva ma collegare problema-ipotesi e successivamente problema-schema generale che saranno poi sottoposti a nuove verifiche ed evoluzioni. Introduco quindi il concetto di abduzione a partire da Peirce. Il concetto di abduzione può essere posto alla base dei processi di apprendimento dove ‘tanti’ non si può generalizzare con ‘tutti’, che la formulazione scientifica in senso stretto richiederebbe. Spesso infatti i problemi sociali sui quali si trova ad intervenire l’assistente sociale, pur mantenendo elementi strutturali simili, presentano caratteristiche di complessità e originalità non riproducibili da una situazione ad un’altra. Ricorrendo ai processi abduttivi è possibile arrivare a costruire contesti di generalizzazione istituendo degli esiti provvisori e revocabili che consentono di elaborare degli ‘schemi generali’ riproducibili in situazioni diverse (trasferimento analogico). Peirce sostiene che tutta la conoscenza si inferisce e la conoscenza non è istantanea ma si sviluppa attraverso un processo e un’attività di comparazione che coinvolge diversi tipi di modelli in momenti differenti. Per Peirce le percezioni e le sensazioni partecipano alla formulazione delle ipotesi: “Questa emozione –ad es. riferita a quella generata dall’ascolto musicale- è essenzialmente la stessa cosa di un’inferenza ipotetica, e ogni ipotetica inferenza include la sua formazione come un’emozione”. Per Peirce queste attività sono inferenziali ma non verbali. Successivamente riprendo il concetto di abduzione proposto da Magnani (1998, 2000), filosofo italiano, che individua due significati generali del termine abduzione: 1. l’abduzione che genera ipotesi ‘plausibili’; 2. l’abduzione considerata come l’inferenza della migliore spiegazione possibile. Entrambe le inferenze (creative e selettive) sono ampliative perché le conoscenze che ne derivano superano le premesse. Se non c’è scelta tra varie ipotesi non c’è abduzione. Attraverso l’astrazione è possibile spiegare le evidenze e abdurre delle ipotesi (nell’induzione abbiamo il passaggio diretto dall’osservazione dei dati alle ipotesi senza generalizzare attraverso schemi o modelli). Si consideri ad esempio l’ambito medico: di fronte ad una situazione di patologia il medico sceglie all’interno di un set di plausibili ipotesi di diagnosi l’ipotesi che gli sembra più adatta, procede alla verifica induttiva sui dati dei pazienti (i dati attesi possono far richiedere nuovi dati al quelli osservati), astrae le evidenze cliniche da cui poi abduce delle ipotesi diagnostiche che possono esprimere conoscenze nuove. Riservo nel mio lavoro un’attenzione particolare all’immagine, nell’accezione proposta da Magnani, è una rappresentazione interna prodotta per recuperare informazioni dalla memoria. Egli ritiene che l’apprendimento visuale sia il maggior medium del pensiero, e si sviluppi attraverso il diverso uso dell’immagine nei processi di pensiero. Come possiamo rappresentare le immagini in questa attività? Magnani suggerisce di considerarle delle ‘quasi fotografie’ (quasi perché vi sono delle funzioni di adattamento della mente che modificano la riproduzione rispetto alla realtà). L’immagine si sviluppa a due livelli: spaziale (posizione dell’oggetto rispetto ad altri oggetti) e visivo. Nel terzo capitolo presento la ricerca empirica, l’obiettivo conoscitivo della ricerca era di conoscere alcuni processi di modellizzazione dell’esperienza professionale nel tentativo di cogliere aspetti specifici di servizio che connotassero la capacità di passare dell’esperienza pratica ad elaborazioni un po’ più “teoriche”, ovvero con un minimo grado di generalità. L’ipotesi di ricerca è stata che gli assistenti sociali nell’affrontare le difficoltà e i problemi presentati dalle persone ‘assistite’ elaborino delle strategie di analisi ed elaborazione che presentano elementi significativi (schemi, criteri) di connessione tra pratica e teoria. Nella ricerca mi sono riferita a categorie, ipotesi, “prodotti della conoscenza pratica” raccontati sottoforma di riflessioni, idee, convinzioni degli assistenti sociali intervistati. Per condurre la fase esplorativa della ricerca ho immaginato una traccia semistrutturata di intervista. La traccia si ispira ai contributi teorici sopra indicati ed è suddivisa in tre parti: una prima parte più generale orientata a comprendere i percorsi conoscitivi degli assistenti sociali, una seconda relativa ad elementi specifici delle ipotesi conoscitive di tipo abduttivo e la terza improntata alla dialogicità. Per l’individuazione dei soggetti a cui somministrare la traccia della ricerca ho preso in considerazione il criterio della saturazione cognitiva. Nella ricerca ho intervistato n. 40 assistenti sociali in servizio presso il Ministero della Giustizia, le Aziende ULSS, i Comuni. I soggetti intervistati sono stati considerati in ragione dell’appartenenza a differenti contesti organizzativi (sanitario, penale, amministrativo). Nelle interviste ho tenuto conto dell’anzianità di servizio, cercando di rappresentare le differenti fasi. In particolare ho suddiviso gli operatori in tre fasi: meno di 10 anni di anzianità, dagli 11 ai 20 anni di anzianità, più di 20 anni di anzianità. Anche se è da rilevare che in alcuni servizi la fascia più giovane di anzianità si va affievolendo. Le interviste sono state realizzate prevalentemente in Veneto ma alcune sono state svolte fuori regione (Friuli Venezia Giulia e Lombardia). Ho cercato di includere nell’insieme di riferimento referenti del genere maschile. Il testo dell’intervista è stato considerato nella sua interezza, domande e risposte sono strettamente integrate, per cui nel testo vi è la riproduzione integrale anche delle domande dell’intervistatore, la riproduzione delle pause, le sospensioni perché danno il tono e la fluidità della comunicazione. Per l’analisi dei testi mi sono riferita alle modalità proprie dell’analisi tematica ermeneutica (pensiero intervistati, loro categorizzazione del mondo) costruendo le categorie di interpretazione di un collettivo di soggetti. Dagli elementi emersi dalle interviste in profondità ho tentato di abbozzare differenti percorsi conoscitivi che nascono dalla pratica professionale degli assistenti sociali e che ho ricondotto a tre tipologie conoscitive differenti tenendo conto degli aspetti significativi di apprendimento dall’esperienza che presento nel quarto capitolo. Gli stili conoscitivi delineati consentono di delineare approcci conoscitivi distinti: dialettico-argomentativo, analitico-selettivo e saggio-pratico. Nell’ultimo capitolo riprendo alcuni spunti teorici dei primi capitoli alla luce delle evidenze pratiche.XXIII Cicl

    L'attore fuori scena. Complessità e contraddizioni delle organizzazioni per le persone senza dimora

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    2010/2011L'attore fuori scena. Complessità e contraddizioni delle organizzazioni per le persone senza dimora è un lavoro di ricerca che si inserisce nel più ampio contesto dell'indagine nazionale sul mondo della grave emarginazione adulta in Italia, con particolare riferimento alle persone senza dimora, condotta dalla fio.PSD ‒ Federazione italiana degli organismi per le persone senza dimora ‒ dall'Istat ‒ Istituto nazionale di statistica ‒ da Caritas Italiana e dal Ministero del lavoro. Nello specifico, la ricerca si pone l'obiettivo conoscitivo di individuare dinamiche e processi caratteristici delle organizzazioni che si occupano di rispondere ai bisogni delle persone senza dimora, costruendo una tipologia delle stesse attraverso l'analisi dei dati provenienti dall'indagine nazionale. La condizione della persona senza dimora va inserita nel quadro più ampio del fenomeno della marginalità sociale. In una contemporaneità in cui gli status individuali sembrano configurarsi più per processi di connessione che di stratificazione all'interno dei sistemi sociali, la condizione di marginalità viene ad assumere il senso di un'esperienza radicale capace di espellere dalla società gli attori coinvolti. Un margine che non rimanda più a un'idea di perifericità, ma tende a scomparire dagli orizzonti cognitivi delle nostre società, dissolvendo sempre più i vincoli e le opportunità dell'appartenenza ai sistemi sociali. Emblematica, quindi, diviene la figura della persona senza dimora. Le sue traiettorie esistenziali rappresentano l'ultima frontiera di quei processi di désaffiliation individuati da Robert Castel, che attraverso la proposizione dello schema binario «inclusi versus esclusi» tendono a definire due universi non comunicanti fra di loro. In tale contesto, le dinamiche riguardanti la homelessness si delineano per alcuni tratti caratteristici che consentono di definire come emergente, e multidimensionale, il fenomeno in questione. Il primo, rimanda alla crisi relazionale vissuta da colui che si trova a vivere per strada. Una crisi relazionale che corre sul doppio binario dello scollamento dai mondi vitali e dalle strutture sociali di riferimento. Il secondo tratto riguarda la progressiva contrazione del novero dei bisogni esprimibili, che restano legati alla mera funzione di sopravvivenza . Relazione e bisogno, dunque, che risultano essere i nodi cruciali caratterizzanti la homelessness. Da Simmel a Donati, la relazione sociale è sempre stata un luogo significativo della scienza sociologica, sia che venisse intesa in maniera strumentale rispetto all'analisi di altri fenomeni sociali sia che divenisse essa stessa oggetto di indagine. Cercando di comprendere la condizione del clochard, risulta difficile eludere come proprio la crisi delle relazioni influenzi tutte le dimensioni che vedono coinvolta la persona, e come tali dimensioni interagiscano nei processi di marginalizzazione. Una considerazione che qualifica la homelessness come fenomeno complesso e multidimensionale, frutto di una rete di esperienze e di attori che investono più sfere del disagio sociale e sanitario. A risentire di questa complessità, in primis, pare essere la configurazione della struttura dei bisogni della persona. Uno degli elementi peculiari della homelessness, infatti, è la riduzione dei bisogni esprimibili. Una peculiarità che emerge soprattutto nel rapporto fra espressione e soddisfazione dei bisogni stessi, il cui esito sembra in grado di influenzare tanto la formazione dell'individuo quanto l'agire delle organizzazioni che a quei bisogni tentano quotidianamente di dare risposte. Se sotto il profilo teorico rivolgersi al concetto di bisogno agevola la comprensione della profonda crisi relazionale vissuta da chi ha perso tutto, sul versante empirico tale concetto diviene una proprietà per individuare le strategie organizzative adottate dalle realtà oggetto della ricerca. Rispetto a tale oggetto, in via preliminare, è possibile constatare come le organizzazioni che lavorano con le persone senza dimora siano spesso poco visibili e frammentate sul territorio, contraddistinguendosi per lʼeterogeneità dei servizi erogati e lʼelevato tasso di informalità. A questo riguardo, il pensiero organizzativo offre alcuni strumenti concettuali in grado di specificare meglio le caratteristiche preliminarmente individuate. Ogni fenomeno organizzativo può venir studiato attraverso due livelli interpretativi: il primo riferibile alla struttura di una specifica realtà, il secondo concernente le strategie utilizzate dalle organizzazioni per perseguire i propri fini e autoriprodursi nel corso del tempo. Alla luce di tali livelli interpretativi è possibile evidenziare due aspetti significativi delle realtà protagoniste della ricerca, l'eterogeneità degli attori organizzativi e l'incertezza nei processi decisionali rispetto all'ambiente esterno. Ciò che emerge è come le realtà che si occupano di rispondere ai bisogni degli attori marginali, da un lato, si frammentino in varie forme organizzative contraddistinte da un'accentuata diversificazione in termini di mission, risorse e prassi operative, dall'altro, risentano dell'incertezza causata dalle peculiari forme dei bisogni inerenti la homelessness. La parte empirica del lavoro di tesi ha utilizzato come base dati una serie di informazioni riguardanti 727 organizzazioni operanti sul territorio nazionale. L'anno di riferimento è il 2010, l'ambito territoriale l'Italia. Inizialmente si sono analizzate una serie di distribuzioni di frequenza e di tabelle di contingenza . Lo scopo di questo passaggio preliminare è stato quello di formarsi una «prima idea» sulle caratteristiche del campione. Inoltre, l'analisi effettuata ha permesso di individuare le proprietà maggiormente utili per la costruzione di una tipologia delle organizzazione in questione. In base alla selezione di alcuni aspetti rilevanti, le operazioni di classificazione di questo tipo tendono a «massimizzare la somiglianza (negli stati su una serie di proprietà considerate) fra membri dello stesso sottoinsieme e la dissomiglianza fra membri di sottoinsiemi diversi» . Rispetto alla tipologia dei casi presenti nel campione a disposizione, gli aspetti rilevanti individuati riguardano la soddisfazione dei bisogni della persona senza dimora e la produzione di strategie organizzative relative ai bisogni stessi. Specificate le dimensioni maggiormente significative, e le proprietà in grado di rappresentarle, si è proceduto applicando alle variabili selezionate alcune tecniche di analisi multivariata. La prima tecnica utilizzata è stata l'analisi delle corrispondenze multiple (acm). L'utilizzo dell'acm è servito a costruire degli indici che consentissero di ridurre il numero delle variabili su cui si è lavorato e di sintetizzare in maniera efficacie le informazioni riguardanti gli aspetti individuati. Attraverso gli indici così ottenuti, divenuti a loro volta variabili, si è proceduto a svolgere una cluster analysis per costruire una tipologia delle organizzazioni che compongono il campione analizzato. Combinando le due tecniche di analisi multivariata è stato così possibile ottenere «una doppia sintesi della matrice dei dati», attraverso una riduzione delle variabili e dei casi che ha permesso di raggiungere la massima economia di rappresentazione dei risultati della ricerca, vale a dire la costruzione di una tipologia, i cui fattori discriminanti appaiono essere la capacità di instaurare partnership sociali e i livelli di strutturazione delle organizzazioni.XXIV Cicl
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