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Umorismo e distopia: il riso entropico in Saramago e Ballard

By Lucia Claudia Fiorella

Abstract

Se le maggiori distopie del Novecento sono tetri incubi d’ordine, d’implacabili meccanismi repressivi nelle mani di oligarchie dispotiche, la fine del secolo, e ancor più l’inizio del Ventunesimo, vedono il prevalere di apocalittiche visioni di entropia politico-sociale e collasso morale, capaci di portare non solo a un’assurda sofferenza universale, ma finanche all’estinzione della stessa vita sul pianeta. Colpisce come al mutare della forma si accompagni anche un cambiamento di tono, con l’affiorare di un umorismo nero che tradisce il senso di impotenza di fronte a un deragliamento che pare connaturato all’essere umano, e che sul piano della retorica si esprime (anche) nel recupero ironico di modalità di narrazione anacronistiche e in parodie serie di testi fondativi della cultura occidentale. L’articolo esplora, confronta e discute le diverse strategie retoriche e umoristiche impiegate da José Saramago in Ensaio sobre a  cegueira (1995) e J.G. Ballard in High Rise (1975) per ritrarre scene ugualmente deprimenti di regressione alla barbarie, mettendo in evidenza la natura profondamente divergente della loro prospettiva

Topics: Umorismo nero, J. Saramago, J.G. Ballard, Distopia, Entropia, Geography. Anthropology. Recreation, G, Language. Linguistic theory. Comparative grammar, P101-410, Translating and interpreting, P306-310
Publisher: Università degli Studi di Cagliari
Year: 2016
OAI identifier: oai:doaj.org/article:eac6ae3c9b9d422aa194723a64b51c84
Journal:
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