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Razionalizzare il fabbisogno energetico. Qualità progettuale e sostenibilità si intrecciano

By C. Vanucci

Abstract

Riprogettare gli edifici si costituisce oggi come atto di manutenzione necessario per aggiornare i fabbisogni energetici di un edificio fino ad un possibile consumo sostenibile. Architetture ormai in stato di degrado possono così acquistare nuova veste e nuova capacità di confrontarsi con il sistema ambientale al contorno. Interventi di questo tipo modificano in maniera puntuale singole unità del nostro patrimonio edilizio, migliorandone la qualità e la capacità di rispondere in maniera idonea agli stimoli ambientali.\ud In questo caso specifico il manufatto architettonico, costruito nel 1973, è ubicato nel quarti¬ere Prati a Roma. \ud Prima dell’intervento era possibile cogliere nell’impianto dell’edificio riferimenti a Louis Kahn e a un certo brutalismo anglosassone: il cemento a vista plasmava forme decise, creando un effetto di forte tridimensionalità nella facciata urbana. Il sistema architettonico si presentava così come la somma di più volumi puri con diversi livelli di aggetto che in parte nascondevano l’impianto della struttura portante. \ud L’operazione progettuale in realtà ha lasciato invariata la volumetria esterna, modificando in maniera coerente e puntuale solo gli elementi più degradati: gli interventi previsti, sia di tipo passivo che attivo, sono tutti volti al miglioramento del comportamento energetico complessivo dell’edificio e della qualità degli spazi.\ud Sul piano compositivo i progettisti, partendo dall’ipotesi che la modalità di lavoro genera essa stessa lo spazio, hanno adottaro il modello tipologico dell’ufficio combinato, celle e open-space. Le pareti vetrate divengono l’elemento di frazionamento dello spazio in modo da consentire il passaggio della luce e un contatto visivo con il gruppo di lavoro, assicurando contemporaneamente comfort acustico e concentrazione.\ud Sul piano energetico si è cercato di ridurre il fabbisogno dell’edificio, tramite un mix di operazioni congiunte: si è migliorata la capacità di gestione della radiazione solare, aumentata la capacità isolante delle frontiere esterne e introdotta la possibilità di produrre energia autonomamente.\ud Il sistema di schermatura solare dell’edificio è costituito da due sistemi di controllo dell’irraggiamento “intelligenti”; il primo è un filare di tigli che proteggono in estate il fronte sud-est e lasciano filtrare la luce in inverno, il secondo è un sistema di modulazione della luce con lamelle microforate e orientabili inserite nell’intercapedine dei vetri. Contemporaneamente è stata potenziata la presenza dell’illuminazione naturale, massimizzando la trasparenza delle partizioni interne e progettando camini di luce che captano la radiazione luminosa in copertura per poi trasportarla all'interno tramite condotti opachi con superficie interna riflettente. La gestione dell’illuminazione artificiale avviene tramite un sistema di “building automation”: l’intensità dell’illuminazione di base è regolata automaticamente da sensori posti sulle facciate dell’edificio, le luci personali sono attivate da sensori di presenza.\ud Lungo le chiusure esterne, verticali ed orizzontali, si è adottato un isolamento dall’interno mediante pannelli di lana minerale, ottimizzando così i livelli di trasmittanza delle pareti opache.\ud Infine i progettisti hanno cercato di rendere l’edificio capace di produrre in maniera autonoma parte dell’energia necessaria al sostentamento del sistema architettonico. La copertura diventa così “captante” con l’istallazione di una pergola ombreggiante sulle terrazze con pannelli per solare termico e pannelli FV. I collettori utilizzati, formati da tubi in vetro sottovuoto, uniscono un ottimo rendimento invernale alla possibilità di essere posti in orizzontale a formare un pergolato diafano sulle terrazze. Il riscaldamento avviene mediante pavimento radiante alimentato da collettori solari e pompe di calore

Year: 2010
OAI identifier: oai:iris.unife.it:11392/1401111
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