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Il valore dello spazio: progettare i luoghi della pena

By MARIA ROSARIA Santangelo

Abstract

Con ancora maggiore evidenza che per altre discipline, per l’architettura nel tempo si è acuita la distanza con la realtà, in qualche momento si è verificata una frattura vera e propria tra gli obiettivi dell’architettura e quelli della società civile. Non esiste un'architettura che non abbia un ruolo sociale, è però esistita negli ultimi anni un'architettura indifferente, spesso autoreferenziale, distante, muta e sorda. Certamente molti degli edifici istituzionali e rappresentativi della società hanno perso il loro ruolo non solo fisico e urbano, ma anche simbolico; questo fenomeno interessa in minima parte quelle architetture portatrici di un immaginario negativo, carceri, ospedali, manicomi e altri. Le grandi architetture pubbliche sono state da sempre i luoghi in cui l’uomo è preso in carico dallo Stato, luoghi dell’educazione, della cura, della religione, i luoghi che per compito istituzionale dovrebbero ospitare e mettere al sicuro l’individuo in difficoltà, e al contempo farlo sentire parte di una comunità sociale. Attraverso il progetto di architettura si può sperimentare la configurazione dello spazio del carcere che non è data, riflettere sul complesso sistema di relazione tra l'edificio carcere e la città, sull’uomo recluso e lo spazio, si può uscire dalla concezione del contenitore e immaginare spazi e articolazioni che tengano nuovamente al centro l'uomo e i suoi bisogni

Topics: spazio, progetto, carcere, diritti
Year: 2019
OAI identifier: oai:www.iris.unina.it:11588/785564
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