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"E libertade / in Erinni cangiò". Monti e la Rivoluzione

By D. TONGIORGI

Abstract

Il saggio prende in esame la posizione politica e l’attività letteraria di Monti di fronte agli eventi rivoluzionari francesi, dalla presa della Bastiglia fino alla caduta di Robespierre; s’interroga quindi sulla valutazione, a ritroso, di quegli eventi, proposta dal poeta divenuto ormai “cittadino”. L’analisi del testo superstite del Caio Gracco, steso a Roma nel 1788 – e quindi prima della rottura degli equilibri francesi – ci mostra un Monti già interessato a riflettere sugli esiti che comporta la crisi delle rappresentanze istituzionali delle diverse classi, una crisi che lasciava aperta, esplicitamente, la prospettiva della conquista del potere attraverso la forza. A tale precoce sensibilità nel leggere le dinamiche della storia segue, per lungo tempo, fino al 1793 (e cioè, in sostanza, fino alla stesura della Bassvilliana) un sostanziale silenzio poetico ed un’altrettanto rigorosa prudenza nei comportamenti e nelle dichiarazioni pubbliche e private (ne è esempio significativo la scarsità di lettere superstiti risalenti a questi anni). Sono quindi analizzate nel saggio le diverse prospettive di valutazione della cultura radicale e materialista francese e del suo ruolo nella prima stagione rivoluzionaria, prospettive sottese alla Bassvilliana e poi – in piena età napoleonica – alla Mascheroniana

Topics: Vincenzo Monti, poesia giacobina, Rivoluzione francese, Repubblica Cisalpina.
Year: 2009
DOI identifier: 10.4000/laboratoireitalien.550
OAI identifier: oai:iris.unige.it:11567/887011
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