AIB studi (E-Journal - Associazione italiana bibliotech)
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    Le quattro grandi biblioteche nazionali non centrali: problemi e prospettive

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    The libraries of the main Italian pre-unification States (Turin National University Library, Braidense National Library, Marciana National Library and the National Library “Vittorio Emanuele III” of Naples) hold – together with the Central National Libraries of Florence and Rome – the highest concentrations of bibliographic heritage in Italy. In spite of that, for several years they have been afflicted by serious problems of building maintenance and of inadequate staff and funding, thus compromising the service quality and the possibility of planning new activities. All these problems are likely to undermine their image and popularity: this article suggests how these libraries can find new ways to relate to the public, especially through an adequate marketing and a convenient purchasing policy.Le biblioteche dei principali Stati preunitari italiani (la Nazionale Universitaria di Torino, la Nazionale Braidense di Milano, la Nazionale Marciana di Venezia, e la Nazionale “Vittorio Emanuele III” di Napoli) rappresentano insieme alle Biblioteche Nazionali Centrali di Firenze e di Roma le maggiori concentrazioni di patrimonio bibliografico italiano. Ormai da diversi anni però sono gravate da innumerevoli problemi di manutenzione degli immobili che le ospitano, nonché da una cronica carenza di personale e di finanziamenti: problemi che compromettono la qualità dei sevizi erogati e la programmazione di nuove iniziative, minando la visibilità delle istituzioni sul territorio. L’articolo offre alcuni spunti per ripensare i modi in cui queste biblioteche possono rapportarsi al pubblico, attraverso alcune attività di valorizzazione del patrimonio e grazie a un'attenta politica degli acquisiti

    Il primo Congresso mondiale delle biblioteche e di bibliografia, Roma-Venezia, 15-30 giugno 1929

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    The first World Congress of libraries and Bibliography took place in Rome and Venice from 15 to 30 June 1929. It was attended by 880 libraries and librarians from 35 countries, and by a delegate of the League of Nations. The conference is a key event in the history of Italian and international libraries, and in the cultural politics of the Fascist regime. The Congress, however, has never been studied analytically. The reasons for this surprising lack of interest, even decades later, are still to understand. The Congress was the first global meeting of the International Library and Bibliographical Committee, formed in Edinburgh in 1927, consisting of representatives from 15 library associations, who had voted for the "Edinburgh Resolution". It formally instituted the founding core of that association which just in Italy, during the conference, was officially called the International Federation of Library Association (IFLA). The Italian government sensed the opportunity to transform the initiative in Congress regime and granted the necessary financial and organizational help; a specific law was enacted: no. 3094 of 27 December 1928. The Duce himself participated, on June 15, 1929, at the opening session in the Capitol, with a speech that marked the relationship between the Regime and Congress. Pope Pius XI, former prefect of the Ambrosian and Vatican Library, received the delegates. The conference was divided into 16 sections in which were discussed technical issues, professional issues and reports of international cooperation.Il primo Congresso mondiale delle biblioteche e di bibliografia si svolse a Roma e Venezia dal 15 al 30 giugno 1929. Vi parteciparono 880 bibliotecarie e bibliotecari provenienti da 35 paesi, e un delegato della Società delle Nazioni. Il convegno rappresenta un avvenimento fondamentale per la storia delle biblioteche, italiane e mondiali, e per la politica culturale del Regime fascista. Il Congresso, tuttavia, non è stato mai studiato analiticamente. Le motivazioni del sorprendente scarso interesse, anche a distanza di decenni, sono tuttora da comprendere. Il Congresso fu il primo incontro mondiale dell’International Library and Bibliographical Committee, costituito a Edimburgo nel 1927, composto da rappresentanti di 15 associazioni bibliotecarie, che avevano votato la “Edinburgh Resolution”; essa istituiva formalmente il nucleo fondante di quell’associazione, che proprio in Italia, durante il congresso, fu ufficialmente denominata International Federation of Library Association (IFLA). Il Governo italiano intuì l’opportunità di trasformare il Congresso in un’iniziativa di regime e concesse l’aiuto organizzativo e finanziario necessario; fu emanata una legge specifica: la n. 3094 del 27 dicembre 1928. Il Duce in persona partecipò, il 15 giugno 1929, alla sessione inaugurale, in Campidoglio, leggendo un saluto in cui marcava la relazione tra Regime e Congresso. Papa Pio XI, già prefetto dell’Ambrosiana e della Vaticana, ricevette i delegati. Il convegno si articolò in 16 sezioni, in cui furono dibattute questioni tecniche, questioni professionali e rapporti di cooperazione internazionale

    Biblioteche e città: la funzione “civica” delle biblioteche del MiBAC

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    The libraries affiliated to the Ministry for cultural heritage and activities are an uncommonly heterogeneous set. However, within their territory and cities they serve a number of functions similar to those performed by civic and municipal libraries (i.e. the public libraries as defined in the ISO 2789 standard).The article identifies a series of statistical data and service indicators useful for determining which libraries, within this group, are actually performing those tasks. The variability of these data and indicators depends on historical and geographical factors, as well as institutional ones. A few libraries that best match the profile of the public library are identified, and for each one is provided a brief ID gathered from existing literature as well as from evidence provided by directors in charge, describing their history and services. Thus, it is highlighted the relevance of the libraries located in medium and small-sized urban centres, bringing out the common features that enable the Mibac's libraries to serve specific functions closely related to their territory.Le biblioteche pubbliche statali afferenti al Ministero per i beni e le attività culturali sono un insieme di biblioteche eterogeneo come pochi. Tuttavia esse svolgono una serie di funzioni in rapporto al territorio e alla città che possono essere considerate affini a quelle delle biblioteche civiche e comunali, ovvero delle “biblioteche pubbliche” secondo la definizione dello standard ISO 2789.L’articolo individua i dati statistici e gli indicatori di servizio utili a determinare quali biblioteche, all’interno di tale gruppo, svolgono effettivamente tali funzioni, e ne documenta la variabilità che dipende da situazioni storiche e geografiche oltre che istituzionali. Una volta individuate alcune biblioteche che più di altre corrispondono al profilo della biblioteca pubblica, ne viene fornita una breve carta d’identità – desunta dalle pubblicazioni esistenti e dalle testimonianze dei rispettivi direttori – che ne descrive la storia e i servizi offerti. Emerge così la rilevanza delle biblioteche ubicate in centri urbani di dimensioni medio-piccole, e vengono evidenziati i tratti comuni che consentono a tutte le biblioteche del Ministero di svolgere funzioni spiccatamente legate al territorio

    La storia della stampa vista da Elizabeth L. Eisenstein in Divine art, infernal machine

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    In her last book Divine art, infernal machine. The reception of printing in the west from first impressions to be sense of an ending Elizabeth Eisenstein – already known in Italy for her previous works on the early days of printing – has further widened her research field by investigating diverse source materials: historical, literary, scientific and iconographic. Treading on the chronological path indicated by her book, the paper describes the most significant steps, personalities and peculiarities involved in the circulation of printed products and in the evolution of publishing within the western hemisphere, underlining the most significant and relevant phenomenons of each phase. Catching just a few of the most intriguing and original junctions, this synthetic and schematic picture is meant to address not just to specialists, but also to a wider and diversified audience.Con il suo ultimo lavoro – Divine art, infernal machine. The reception of printing in the west from first impressions to be sense of an ending – Elizabeth Eisenstein, già nota in Italia per i suoi precedenti lavori sulla nascita della stampa, ha ulteriormente ampliato il suo campo d’indagine rivolgendosi a molteplici fonti di carattere storico, letterario, scientifico ed iconografico. A partire dall’itinerario cronologico tracciato nel volume l’articolo affronta aspetti, tappe e figure significative della circolazione dei prodotti stampati e dell’evolversi dell’editoria del mondo occidentale, sottolineando i fenomeni più significativi e rilevanti di ogni fase storica. Nella sua sintesi e schematicità, la panoramica offerta intende cogliere esclusivamente alcuni degli snodi più interessanti e originali, nella volontà di rivolgersi – come la stessa Eisenstein – non solo agli studiosi del settore ma anche a un pubblico più vasto ed eterogeneo

    Una mappa topica per la professione: l'atlante di R. David Lankes

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    The Atlas of New Librarianship is more about librarians than about libraries. According to Lankes communities are the veritable collections that librarians must develop and preserve over time, and librarians should embrace a worldview focused on people rather than on artifacts. Lankes' work is both stimulating and controversial, sometimes persuasive, sometimes defective and contradictory, but surely should be taken into serious consideration by Italian academic and professional community – because «not choosing to take part into the conversation about the future of librarianship you abdicate the chance to shape that future».Oggetto dell'atlante di David Lankes è la new librarianship, che pone al centro della riflessione il bibliotecario e le sue competenze piuttosto che la biblioteca e la gestione della stessa. Secondo Lankes, la vera collection che i bibliotecari hanno il compito di sviluppare e preservare nel tempo sono le comunità, per cui essi dovrebbero far propria «una visione del mondo che non sia incentrata sugli artefatti, ma sulle persone». Lettura stimolante e inevitabilmente controversa, convincente su alcuni fronti e lacunosa e contraddittoria su altri, l'opera di Lankes merita tuttavia l'attenzione del mondo bibliotecario e accademico italiano perché – come dice lui stesso – «non scegliendo di partecipare alla conversazione sul futuro della biblioteconomia» si abdica «alla possibilità di darvi forma»

    Recensioni e segnalazioni, a cura di Silvana de Capua

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    Letteratura professionale italiana, a cura di Vittorio Ponzani

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